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per la lotta al cancro del polmone

Immunoterapici e corticosteroidi

Immunoterapici e corticosteroidi

13 Ottobre 2020

Gent.ma Dott.ssa ,
a mio padre dopo un primo ciclo di chemio (carboplatino + etoposide), verrà aggiunto a partire dal secondo anche durvalumab reso disponibile per via compassionevole.
Poichè papà da oltre quattro settimane assume 4 mg al giorno di soldesam, adesso scalati a 3, volevo chiederLe se ritiene che questa assunzione possa vanificare parzialmente l’effetto dell’immunoterapico oppure  visti i bassi dosaggi  non dovrebbero esserci grossi problemi.
Inoltre, stiamo somministrando 50.000 ui settimanali di vitamina D3.
E’ vero che la vitamina D stimola il sistema immunitario e quindi potrebbe agire in sinergia con il trattamento immunoterapico ?
La ringrazio anticipatamente.
cordialmente
Gian Filippo

Gentile Gian Filippo,

l´assunzione dei corticosteroidi come il soldesam è sconsigliata durante il trattamento con farmaci immunoterapici come il Durvalumab, a causa della soppressione del sistema immunitario che essi esercitano.
Qui la rimando ad un intervento del dottor Buccheri in merito:
https://www.alcase.eu/interrogare-lesperto/corticosteroidi-immunoterapia/

Immagino che nel caso di suo padre il soldesam sia stato prescritto per contrastare i possibili effetti collaterali delle chemio, giusto? O ci sono altre motivazioni?
Una volta, finiti i cicli di chemio, è previsto un protocollo di mantenimento con il Durvalumab? Continuerà ad assumere il soldesam una volta finita la chemio?

Immunoterapici e corticosteroidiPer quanto riguarda la vitamina D, ci sono nuovi studi che tendono a dimostrare un effetto benefico dell´assunzione di viatmina D in pazienti sottoposti ad immunoterapia in quanto si sa che la forma attiva della vitamina D (1,25[OH]2D, calcitriol) ed il suo recettore (VDR) sono essenziali per l’attivazione del sistema immunitario.
Inoltre, ho letto di recente che l´assunzione di vitamina D durante l´immunoterapia, potrebbe contrastare alcuni effetti collaterali causati dalla terapia come la colite.
In basso, alcuni articoli sull´argomento:
https://www.futuremedicine.com/doi/full/10.2217/imt-2017-0127
https://www.sciencedaily.com/releases/2020/06/200622095018.htm

La invito ad ogni modo a parlarne con il suo oncologo circa le dosi e modalità di assunzione della vitamina D.

Cordiali Saluti,

Dott.ssa
Virginia Castiglia

Di |2024-06-02T18:48:00+00:0013 Ottobre 2020|immunologo risponde|7 Commenti

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7 Commenti

  1. Stefano 24 Dicembre 2020 al 12:05 pm - Rispondi

    Gentilissima dott.ssa Castiglia,

    prima di tutto grazie per il suo lavoro e per le sue spiegazioni sempre molto precise e dettagliate.
    Le pongo un quesito che credo possa essere comune e di interesse generale a tante persone che fanno immunoterapia. A mia madre, 78 anni, buona salute, ex fumatrice, è stata diagnosticata nel marzo scorso una neoplasia polmonare, diagnosi di carcinoma sarcomatoide, senza metastasi. Dopo gli esami genetici è risultata positiva al PDL-1 per un valore del 55%. L’oncologo ha deciso di provare con il Pembrolizumab. Dopo solo tre mesi, al 1^ controllo, la TAC ha evidenziato una riduzione di circa il 30% del tumore. Le sue condizioni erano buone, nessun effetto collaterale, tranne solo dopo la 1^ infusione. Dopo circa un mese e mezzo ha iniziato ad avvertire una dispnea sempre maggiore, che il dottore non si spiegava, visto l’andamento positivo della malattia. Il dottore le ha prima prescritto Efferalgan, poi successivamente, 5mg + 5mg di Deltacortene al giorno, che ha preso per un paio di mesi. La dispnea per qualche giorno è diminuita per poi riprendere. Successivamente, su nostra sollecitazione, visto che la dispnea non accennava proprio a passare, il dottore allora le ha prescritto tre fiale di Bentelan da 4 mg. Per qualche giorno mamma è stata leggermente meglio ma poi la dispnea è ripresa. Mamma ha effettuato un altro ciclo immunoterapico manifestando diarrea, poi passata con la somministrazione di Imodium. Al secondo controllo, 3 mesi dopo, la TAC ha evidenziato una ricrescita della malattia recuperando quasi del tutto il 30% di riduzione verificatosi tre mesi prima. Mamma infatti sta accusando una certa stanchezza mai verificatasi prima. L’ oncologo, con mia grande sorpresa, ci ha comunicato che non avrebbe ripreso con il Pembrolizumab, perché secondo lui non avrebbe più funzionato. E ancora che non avrebbe fatto più nessun tipo di terapia.
    Ora io mi chiedo e le chiedo: perché somministrare tanto cortisone sapendo che può bloccare l’immunoterapia?
    Ma cosa più importante: se è vero che il cortisone ha bloccato l’effetto dell’immunoterapia, dopo un periodo di riposo senza cortisone, si può riprendere ? Oppure una volta bloccati i processi messi in atto dal Pembrolizumab non riprendono più?

    Grazie e tanti auguri di Buon Natale.

    Cordiali Saluti,
    Stefano Asprone

    • VIRGINIA CASTIGLIA 26 Dicembre 2020 al 11:52 am - Rispondi

      Caro Stefano,
      è vero che il cortisone può bloccare l´effetto dell’immunoterapia e che tale effetto è reversibile con la sospensione del farmaco. C’è da dire che però quando serve, va dato e viene dato frequentemente anche in pazienti che fanno immunoterapia.
      Probabilmente il motivo della dispnea di sua madre è stato la progressione della malattia causato presumibilmente dal fatto che l´immunoterapia abbia smesso di funzionare (dopo soli 3 mesi ahimè) prima ancora che abbia iniziato ad assumere il cortisone prescritto dall´oncologo.
      Se crede che lo stato generale di salute di sua madre sia in grado di tollerare altre terapie come ad esempio la chemio, la radioterapia toracica o altri farmaci mirati (nel caso in cui test genetici evidenzino mutazioni), La invito caldamente ad ascoltare un secondo parere oncologico.
      Cordiali Saluti,

      Dott.ssa
      Virginia Castiglia

  2. giuseppe 12 Novembre 2020 al 9:11 pm - Rispondi

    Gent.ma Dott.ssa La ringrazio sempre per la Sua consueta puntualità

    cordialmente

  3. GIAN FILIPPO 11 Novembre 2020 al 6:01 pm - Rispondi

    Gent.ma Dott.ssa ,

    abbiamo appena ritirato esami emocromo dopo primo ciclo con durvalumab e si rileva un abbassamento dei neutrofili 38,1% e 1,3 valore assoluto ed un innalzamento dei Linfociti a 50,7% rispetto ad un range di 20-45.
    Al controllo antecedente i livelli di Linfociti in % erano del 42 .
    Gradirei un Suo illustre parere.
    come mai scendono i neutrofili e salgono i linfociti ?
    è vero che dopo immuno un alto numero di linfociti è un buon segno di efficacia del farmaco ?

    La ringrazio ancora ancora una volta.

    Cordialmente

    • VIRGINIA CASTIGLIA 12 Novembre 2020 al 5:22 pm - Rispondi

      Dopo aver pubblicato il quesito del sig. GIUSEPPE nella pagina dell’immunologa riguardo agli esami dell’emocromo del papà dopo primo ciclo di Durvalumab, il signor Giuseppe ci ha girato copia degli referti dell’emocromo completo che abbiamo sottoposto alla Dott.ssa Castiglia .
      Questa è la risposta della immunologa.

      —————————
      Gentile Signore Giuseppe,
      anzitutto volevo rassicurarla che i suoi esami del sangue sono nella norma e assolutamente compatibili con la terapia in corso.
      Quando guardiamo gli esami, bisogna fare distinzione tra la percentuale e i valori assoluti delle varie componenti cellulari della formula leucocitaria.
      La percentuale, infatti, misura una diversa popolazione in base al numero totale di cellule. Il valore assoluto, invece, misura una popolazione in base alla occupazione di spazio (millimetro cubo di sangue analizzato).
      Quest’ ultimo valore è quello che prevalentemente ci interessa.
      Da quello che vedo, in generale c’è un lieve calo dei leucociti, in particolare dei neutrofili che è molto probabilmente dovuto alla terapia in corso. I linfociti invece sono nella norma e questo è cosa buona.
      Non ci sono studi chiari circa il rapporto tra il numero di linfociti circolanti e l’ efficacia dell´immunoterapia, anche se c’è una tendenza a credere che un numero basso di linfociti durante il corso della terapia sia un fattore sfavorevole.
      In basso un articolo scientifico al riguardo:
      https://jitc.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40425-018-0395-x

      Cordiali Saluti,
      dott.ssa Virginia Castiglia

  4. Gian Filippo 18 Ottobre 2020 al 1:27 am - Rispondi

    Gent.ma ,

    La ringrazio per la cortese risposta .
    Il Soldesam 4mg 32+32 è stato prescritto già prima dell’inizio del primo ciclo di chemio per tenere a bada sintomatologia metastatica cerebrale con edema , che in verità è prontamente rientrata tant’è che il paziente è stato valutato PS0 .
    Ci siamo accorti accorti del tumore polmonare primario proprio a causa di sanguinamento nel lobo occipitale .
    Quello che vorrei chiederLe è se la controindicazione è valida anche per un dosaggio relativamente basso come quello che sta assumendo papà .
    Ho letto di dosaggi di desametasone anche di 10 volte superiori …..
    Rispondo alla Sua seconda domanda , si , il protocollo prevede 4 cicli di chemio immuno e successivamente immuno ogni 28 giorni di mantenimento .
    Riguardo alla vitamina D giusto appunto al controllo di ieri risulta un valore decisamente insufficiente ovvero 16 . Possiamo quindi tranquillamente continuare a somministrare come anche da prescrizione del medico di medicina generale Dibase 50.000 1 volta a settimana durante tutto il percorso o quanto meno fino a quando non si raggiungano valori accettabili ?

    La ringrazio

    Cordialmente

    • VIRGINIA CASTIGLIA 19 Ottobre 2020 al 7:48 am - Rispondi

      Gentile Gian Filippo,

      purtroppo nessuno può dirle con certezza se e quanto la terapia con i corticosteroidi influenzerà l´efficacia dell´immunuoterapia nel caso specifico di suo padre, anche se concordo che 4mg sono un dosaggio basso.
      Se l’oncologo le ha prescritto queste dosi è con cognizione di causa, visto l´edema cerebrale. La invito a riparlarne con lui in futuro durante il protocollo di mantenimento se eventualmente è possibile interrompere tale terapia.
      Anche per la vitamina D vale lo stesso discorso. L’oncologo deve essere il punto di riferimento per ogni paziente oncologico ed essere informato di qualsiasi farmaco, vitamina ed integratore il paziente assume, per valutane l´interazione con il piano terapeutico da lui prescritto.

      Cordiali Saluti,
      Dott. ssa
      Virginia Castiglia

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