ALCASE Italia
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per la lotta al cancro del polmone

Esami diagnostici negativi, ma interessamento pleurico in sala operatoria

1 Ottobre 2026

Premessa

Un paziente, dopo aver consultato l’ articolo già pubblicato “Nodulo “raccordato alla pleura“, ha posto il seguente quesito

Gentile dottore,
purtroppo nel mio caso le cose non sono andate così.
Tac, pet e broncoscopia hanno evidenziato solo nodulo maligno al lobo inferiore sinistro.
Durante l’intervento per lobectomia alcune cellule microscopiche erano sulla pleura.
Hanno deciso di non fare più lobectomia e di asportare nodulo per istologico che ha evidenziato mutazione EGFR esone 19.
Attualmente sono in cura con osimertinib da 3 anni.
Le chiedo perché tutti gli esami precedenti non hanno evidenziato il passaggio alla pleura?
Forse avrei potuto evitare l’intervento che a distanza di 3 anni continua a farmi male.
Ho fatto anche talcaggio.
Grazie per il riscontro
Antonio

Gentile Signore, grazie per aver condiviso la sua esperienza, che mi permette di chiarire un aspetto molto importante.

Quello che descrive può purtroppo accadere anche dopo una stadiazione preoperatoria correttamente eseguita.

TC e PET hanno infatti un limite fondamentale: la loro capacità di identificare una lesione dipende anche dalle sue dimensioni. Depositi tumorali pleurici molto piccoli, e ancor più una diffusione microscopica, possono essere al di sotto della capacità di risoluzione degli esami radiologici. Questo è particolarmente vero quando non è presente un versamento pleurico o quando i depositi sulla pleura sono estremamente piccoli. In letteratura sono infatti descritti casi di disseminazione pleurica non riconosciuta prima dell’intervento e scoperta soltanto durante l’esplorazione chirurgica.

Anche una PET negativa sulla pleura non può quindi escludere in assoluto una diffusione microscopica: la PET rileva soprattutto un’attività metabolica sufficientemente estesa da poter essere visualizzata e piccoli depositi possono sfuggire all’esame.

La broncoscopia ha probabilmente aiutato ad effettuare una diagnosi, ma non aveva modo di valutare altre sedi di malattia, infatti principalmente le vie aeree principali e, con tecniche specifiche, può contribuire alla stadiazione linfonodale.

Da ciò che racconta, durante l’intervento i chirurghi hanno riscontrato un interessamento pleurico non precedentemente visibile. Questo è un dato molto rilevante perché la presenza di noduli pleurici tumorali modifica la stadiazione della malattia, configurando una malattia M1a.

Per questo motivo è stata modificata la strategia prevista e non si è proceduto alla lobectomia programmata: quando si scopre una disseminazione pleurica, l’asportazione completa del lobo non rappresenta il trattamento migliore.

Nel suo caso, inoltre, l’esame del tessuto ha permesso di identificare la mutazione di EGFR dell’esone 19, un’informazione fondamentale perché consente l’impiego di una terapia molecolare mirata. Osimertinib è oggi una delle terapie di riferimento per i tumori polmonari avanzati con questa alterazione di EGFR.

Avrebbe quindi potuto evitare l’intervento?

È una domanda assolutamente comprensibile, soprattutto considerando il dolore che riferisce ancora a distanza di tre anni. Se TC, PET e gli altri accertamenti non mostravano interessamento pleurico e la malattia appariva resecabile, l’indicazione chirurgica poteva essere coerente con la stadiazione disponibile in quel momento. È stata proprio l’esplorazione chirurgica a rendere evidente una situazione che gli esami precedenti non erano riusciti a documentare.

Il suo caso sottolinea quindi un concetto importante: gli esami di stadiazione riducono moltissimo il rischio di trovare una malattia più estesa del previsto, ma purtroppo non possono azzerarlo. In oncologia toracica esiste ancora una differenza tra ciò che possiamo vedere con gli esami e ciò che può essere presente a livello microscopico.

Cari saluti,

Dott. Giorgio Lo Iacono
Chirurgo Toracico
Divisione di Chirurgia Toracica
Istituto Europeo di Oncologia (IEO)
Milano

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