ALCASE Italia

ALCASE Italia

per la lotta al cancro del polmone

Quando cambiare il trattamento oncologico in atto?…

Quando cambiare il trattamento oncologico in atto?…

23 Gennaio 2021

PREMESSA

L’essenza della medicina di precisione è raggiungere l’obiettivo del “trattamento individualizzato” attraverso la genotipizzazione del tumore e il trattamento mirato della alterazione genica così riscontrata. la terapia mirata.  Al momento, i geni patogeni del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) sono stati studiati in modo abbastanza approfondito e la terapia mirata basata sulla genotipizzazione si è rivelata molto efficace. Questo documento si concentra sul trattamento di precisione del NSCLC, basato sulla genotipizzazione, confrontando i metodi di rilevamento genico, e riassume gli ultimi progressi dell’immunoterapia del NSCLC.
Fondamentalmente, il cancro è una malattia genetica causata da variazioni genetiche o alterazioni epigenetiche. Tuttavia, anche lo stesso tumore può essere causato da diverse variazioni genetiche, che sono alla base dell’eterogeneità del tumore. Anche i pazienti con lo stesso tipo patologico di tumore possono rispondere in modo diverso al trattamento a causa dell’eterogeneità. La medicina di precisione è una modalità di trattamento individualizzato, basato sul rapido sviluppo della tecnologia di sequenziamento del genoma e sul vigoroso aumento delle informazioni biologiche e della scienza dei big data. A seconda dei diversi tipi molecolari tumorali, i diversi regimi di trattamento mirato sono il metodo più affidabile per migliorare la risposta e ridurre le reazioni avverse ai farmaci. Con il continuo progresso della tecnologia di rilevamento biologico, il costo della tipizzazione molecolare del gene umano sta diminuendo mentre la precisione sta aumentando e il trattamento personalizzato sta gradualmente diventando una realtà.

Fonte:  Review Article. Front. Pharmacol., 12 March 2019 | https://doi.org/10.3389/fphar.2019.00230


Buongiorno professore,

La mia domanda è questa: quali sono i parametri che inducono l’oncologo a cambiare un farmaco biologico (Crizotinib) che ha un buon controllo sul carcinoma al polmone, ma non superando la barriera emato-encefalica, non ha impedito la formazione di una piccola lesione metastatica?

Grazie

Gina

Gentile Gina,

un trattamento oncologico in genere viene cambiato quando vi è l’evidenza che la terapia ha smesso di funzionare oppure quando gli eventi avversi sono tali da indurre a una modifica della terapia.
Nel quesito che mi ha posto credo che parli del crizotinib, un farmaco che passa meno la barriera ematoencefalica. Il cervello è la sede più frequente di fallimento di questo farmaco.

oncologia polmonare

Saluti

Federico Cappuzzo MD
Director Oncology and Hematology Department

2024-06-02T18:43:34+00:00

30 Commenti

  1. Marco 25 Gennaio 2021 al 3:03 pm - Rispondi

    Salve, dott. Cappuzzo.
    Vorrei porre il seguente quesito: in una situazione di NSLC IV stadio, se le terapie sistemiche portano nel tempo ad una situazione nella quale gli esami diagnostici mostrano una non evidenza di lesioni come ci si comporta? Si continua con quelle o altre terapie sistemiche (con annessi effetti collaterali) o ci si ferma e si fanno controlli ogni 2/3 mesi per verificare la situazione? Nel caso si continuasse, come si valuterebbe poi l’efficacia terapeutica, non più avendo un dato diagnostico iniziale di confronto?
    Grazie per la risposta e per queste utilissime rubriche.
    Marco

    • Federico Cappuzzo 25 Gennaio 2021 al 3:05 pm - Rispondi

      Gent.mo Marco,
      nei pazienti con malattia metastatica in cui non vi sono sin dall’inizio lesioni misurabili o in cui il trattamento induce una scomparsa delle lesioni inizialmente visibili, in genere si prosegue la terapia sino a quando la malattia non si ripresenta o sino a quando si è raggiunto il numero massimo di clicli di terapia (quando questo è previsto) o in caso di comparsa di eventi avversi non gestibili o tollerabili o anche in caso di rifiuto del paziente a proseguire. La scelta quindi dipende da innumerevoli fattori che vanno valutati da caso a caso.
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  2. Francesca 5 Febbraio 2021 al 9:55 am - Rispondi

    Buonasera Dottore,
    Mio marito (45 anni) 2 anni fa ha scoperto di avere un adenocarcinoma polmonare con metastasi ossee.
    Dopo 20 somministrazioni di chemioterapia, il dottore ha deciso di interrompere il trattamento, in quanto nelle ultime 3 pet non si riscontra attività metabolica al polmone, mentre la tac continua a mostrare stabilità.
    Cosa può significare tutto ciò, e sopratutto è giusto interrompere il trattamento?
    Grazie per l attenzione.
    Francesca

    • Federico Cappuzzo 5 Febbraio 2021 al 9:57 am - Rispondi

      Gentile Signora, un trattamento chemioterapico di mantenimento in genere si sospende solo in caso di progressione di malattia, e non mi sembra questo il caso del paziente, o per tossicità o per rifiuto del paziente a proseguire. Pur non avendo dettagli di alcun tipo sulle caratteristiche biologiche della malattia, la giovane età ed il beneficio che mi sembra stia dando la terapia suggerisce la possibilità che la malattia possa avere delle anomalie biologiche ben precise, offrendo la possibilità di considerare terapie mirate.
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  3. Savina 18 Ottobre 2021 al 8:57 am - Rispondi

    Buonasera, dottore.
    Mio papà, 73 anni, affetto da cancro al polmone, viene operato circa 5 anni f. Tutto bene senza dover fare nessuna terapia e quindi tutti contenti, se non che dopo 6 giorni evidenzia ascesso pleurico con setticemia. Gli viene asportato il polmone curato, l’altro si salva con un tubetto di drenaggio da 5 anni fa. Dopo due anni si scopre un altro nodulo curato con radioterapia e dopo un anno compare una piccola metastasi sulla ghiandola surrenale, trattata con radioterapia, anche perché la chemio con un drenaggio aperto è stata sconsigliata.
    Ad oggi controllo Pet, esito tre piccole metastasi sotto il diaframma verso ghiandola surrenale che comprimendo sul fegato provocano dolore, quindi consigliata chemio in pastiglie, la più leggera, perché l’unica che si può provare….. Il parere del l’oncologo è che la situazione è fragile e aspettarsi risultati è improbabile ….
    Mi domando allora perché farla? Lui comunque ha deciso di provare…..
    Secondo lei cosa ci dobbiamo aspettare?
    Sono alla ricerca di una verità seppur scomoda ma almeno ci prepariamo a tutto…..
    La ringrazio infinitamente e le porgo cordiali saluti.

    • Federico Cappuzzo 18 Ottobre 2021 al 8:59 am - Rispondi

      Gentile Savina,
      da quando descritto mi sembra di capire che il paziente stia facendo una terapia con navelbina orale, un farmaco che viene riservato a pazienti molto fragili e con benefici modesti. Inoltre la tossicità, anche se il farmaco è orale, può non essere trascurabile.
      Sarebbe importante disporre delle caratteristiche biologiche della malattia per capire se alternative più efficaci e che non espongono il paziente a rischi più elevati dell’attuale terapia sono fattibili.
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

    • Savina Perchinelli 19 Ottobre 2021 al 5:16 pm - Rispondi

      Buongiorno , la ringrazio per la celere risposta

  4. Letizia 22 Aprile 2022 al 9:00 am - Rispondi

    Gent.mo Dott. Cappuzzo,
    mio padre è stato sottoposto a lobectomia superiore dx per adenocarcinoma stadio IIIA ( due LNF mediastinici positivi) il 24.02.2021, nessuna indicazione a CT adiuvante dopo valutazione del rapporto rischio beneficio ( posizionamento stent coronarico Dicembre 2020) ma solo follow-up ogni sei mesi.
    Il 6 Dicembre 2021 esegue PET TAC che mostra secondarismi ai LNF base collo dx, paratracheali dx, medistinici e vertebrali T5- T9-T12.
    Nessuna indicazione a RT.
    Da Gennaio 2022 a Marzo 2022 esegue 4 cicli di CT con tripletta di carboplatino, pemetrexed e pembrolizumab. Alla nuova PET TAC per valutare risposta alla terapia, mostra una risposta mista alla terapia e cioè una riduzione di malattia a livello dei linfonodi metastatici già presenti prima della CT e scomparsa delle metastasi vertebrali ma una comparsa di un clone iperfissante a livello sovraclaveare sinistro che non era presente e che anche clinicamente si è manifestato tra il terzo e quarto ciclo di CT.
    Mi propongono solo CT di mantenimento con i due farmaci, interrompendo il carboplatino.
    Se il nuovo clone è mutato, potrebbe non rispondere più alla CT, tra l’altro fatta solo con due farmaci?
    La ringrazio infinitamente
    Un cordiale saluto
    Letizia

    • Federico Cappuzzo 22 Aprile 2022 al 9:02 am - Rispondi

      Gent. Signora Letizia,
      se la malattia non è in sicura progressione, continuare il mantenimento con uno solo dei due chemioterapici, ossia il pemetrexed, insieme all’immunoterapia è l’approccio corretto.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  5. Letizia Toccaceli 22 Aprile 2022 al 9:08 am - Rispondi

    Grazie, come sempre siete un punto di riferimento per una patologia importante.

  6. Sante Quitadamo 25 Aprile 2022 al 1:13 pm - Rispondi

    Buon pomeriggio Dr. Cappuzzo,

    Mia mamma, 69 anni, è affetta da AdenoK polmonare al lobo superiore dx (lesione espansiva di quasi 13 cm), PDL-1 90%, EGFR e ALK neg, versamento pleurico e piccolo versamento pericardico. Il panel molecolare evidenza anche presenza nel gene KRAS dell’alterazione c.34G>T (p.Gly12Cys). Al momento è stato proposto Pembrolizumab in monoterapia ogni 21gg. Siccome i dolori sono lancinanti e la lesione è di dimensioni importanti, ritiene che una combinazione con chemio o radio potrebbe essere una strada sensata?
    La ringrazio anticipatamente.

    Sante

    • Federico Cappuzzo 26 Aprile 2022 al 7:21 pm - Rispondi

      Buona sera, sig. Sante.
      Al momento in Italia nei pazienti con alti livelli di espressione di PD-L1, come il caso in oggetto, il pembrolizumab da solo è il trattamento di riferimento.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  7. Sante 27 Aprile 2022 al 6:37 am - Rispondi

    Buongiorno Dr. Cappuzzo,

    La ringrazio molto per il riscontro. Con il proseguimento della terapia immunoterapica è verosimile che si arrivi ad una risoluzione del versamento pleurico e ad una migliore gestione del dolore scapolare? Le auguro buon lavoro e porgo

    Cordiali saluti

    Sante

    • Federico Cappuzzo 28 Aprile 2022 al 9:37 am - Rispondi

      Buongiorno.
      La risoluzione dei sintomi è auspicabile e sarebbe la conferma dell’efficacia della terapia.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  8. Annunziata 3 Maggio 2022 al 6:19 pm - Rispondi

    Buonasera professore.
    Le chiedo un parere sul trattamento di un microcitoma polmonare metastatico. La situazione di partenza vedeva il tumore nell’ilo polmonare di 4cm, con infiltrazioni linfonodali mediastinici con una piccola metastasi alla colonna vertebrale. Dopo due cicli di chemio ed immunoterapia, si è preferito trattare la colonna vertebrale con radioterapia e la testa, dopo che sono state evidenziate due piccole lesioni cerebrali di 7cm.
    Dopo un mese dall’ultima radio la tac ci ha dato un quadro catastrofico: il tumore è diventato di 9cm e ci sono numerose metastasi addominali. Le chiedo se ha senso continuare con lo stesso trattamento di chemio ed immuno o sarebbe meglio procedere ad un trattamento di seconda linea?
    Grazie per la risposta!
    Annunziata

    • Federico Cappuzzo 3 Maggio 2022 al 6:21 pm - Rispondi

      Gentile signora,
      mi sembra che il quadro sia in franca evoluzione e pertanto non credo sia opportuno procedere con l’attuale trattamento che non sta producendo i risultati sperati.
      Una terapia di seconda linea è consigliabile.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  9. Giulia 14 Febbraio 2023 al 10:35 am - Rispondi

    Buongiorno,Dottore.
    Sono in cura da circa 4 anni con il farmaco Afatinib in prima linea per NSLC IV stadio (esone 21, primario più alcune metastasi polmonari ed ossee curate con successo con la radioterapia stereotassica).
    L’ultima recente tac rileva stabilità di malattia ma gli oncologi, a causa dei frequenti e più o meno severi effetti collaterali del farmaco, mi hanno proposto il cambio con il più recente osimertinib (per la migliore tollerabilità ed efficacia).
    Su vari siti e forum ho sempre visto che questo farmaco si prescrive in seconda linea se si è sviluppata una certa resistenza e da qualche anno è stato approvato direttamente come trattamento di prima linea.
    Però il quesito è: ha senso cambiare un farmaco che, con tutti i suoi limiti, finora ha funzionato senza progressione?
    E se, per un qualche motivo non dovesse funzionare il cambio, si brucia persino un’eventuale seconda linea senza poter tornare indietro?
    Ho paura a lasciare la strada vecchia per la nuova e mi chiedo quale sia l’orientamento prevalente in questi casi per quel che riguarda il cambio di farmaco.
    Grazie dell’attenzione, cordiali saluti.
    Giulia

    • Federico Cappuzzo 14 Febbraio 2023 al 10:37 am - Rispondi

      Cara Giulia,
      il quesito posto ha grandissima importanza, considerato che il numero di terapie efficaci è limitato. Nei pazienti EGFR mutati che stanno beneficiando di una terapia, se il trattamento, nel complesso, non dà problemi non gestibili, in assenza di fenomeni di resistenza, ossia in assenza di una progressione di malattia, NON è indicato modificare il trattamento. Nel caso specifico se il paziente sta beneficiando della terapia con afatinib e non sono presenti segni di evoluzione di malattia, non ha alcun senso sospendere la terapia e passare ad osimertinib.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  10. Gianluca 3 Marzo 2023 al 11:40 am - Rispondi

    Buongiorno, dottore.
    Sono ALK positivo da febbraio 2021, quando ho subito l’asportazione di una metastasi cerebrale. Da marzo dello stesso anno in cura con alectinib, ho avuto una forte regressione con stabilità di malattia fino a gennaio di quest’anno quando dalla tac di controllo è emerso un lieve ingrossamento dei linfonodi mediastinici (20 mm loggia di Barlety) e di quelli sovraclaveari (dx dimensione Max 14 mm e sx dimensione Max 30 mm). Dopo consulto radioterapico è stato valutato di non poter intervenire con la radioterapia, essendo troppo vasta la zona da irradiare.
    Ora gli oncologi stanno valutando se passare a Lorlatinib.
    Mi chiedo, è l’unica opzione possibile? Oppure, visto che queste linfoadenopatie non impattano sulla qualità della vita, si potrebbe pensare di tenerle sotto controllo, mantenendo alectinib che sta comunque controllando la malattia sia a livello polmonare (dove tra l’altro non ho mai avuto nulla) sia a livello cerebrale, mantenendomi caso mai la possibilità di passare a Lorlatinib più avanti?
    La ringrazio.
    Gianluca

    • Federico Cappuzzo 3 Marzo 2023 al 11:42 am - Rispondi

      Gent. Gianluca,
      in una malattia come quella ALK positiva, la terapia va cambiata solo quando si è assolutamente certi che la terapia in atto non controlla adeguatamente la malattia. Nel suo caso mi sembra di capire, ma non ho tutti gli elementi per esserne certo, che la malattia sia in lenta evoluzione, con un ottimo controllo a livello cerebrale. Condivido quindi la sua perplessità sull’opportunità a passare subito a un farmaco di seconda battuta come il lorlatinib.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  11. Giusi 10 Aprile 2023 al 8:11 pm - Rispondi

    Gentile Dottore,
    la mia mamma, 60 anni, con adenocarcinoma 4 stadio e metastasi ossee, è stata sottoposta a 4 cicli di chemio-immunoterapia (pemetrexed, carboplatino, pembrolizumab).
    La tac ha evidenziato una progressione e inoltre ha avuto tanti effetti collaterali: dolori, diarrea, dispnea, gambe gonfie ecc. Adesso ci hanno proposto docetaxel e nintedanib.
    Le chiedo: è giusto passare alla terapia di seconda linea così presto? Non ci sono altri farmaci immunoterapici?
    La mamma non ha mutazioni, se non Kras G12D.
    La ringrazio.
    Giusi

    • Federico Cappuzzo 10 Aprile 2023 al 8:12 pm - Rispondi

      Gentile Signora,
      se la malattia è in progressione è del tutto ragionevole sospendere l’attuale trattamento e passare a una terapia di seconda battuta. Il taxotere, eventualmente con il nintedanib, è l’attuale terapia standard. Purtroppo non vi sono farmaci disponibili per la mutazione di KRAS G12D.
      Federico Cappuzzo MD
      Director Medical Oncology
      National Cancer Institute IRCCS Regina Elena Roma

  12. Rosy 18 Aprile 2023 al 10:58 am - Rispondi

    Buongiorno, professore.
    Mia madre di 59 anni ha adenocarcinoma parzialmente squamoso, mutazione MET. Da gennaio ha iniziato chemioterapia con cisplatino e gemcitabina e ha avuto una riduzione di 1 cm al terzo ciclo.
    L’oncologo ci ha detto che ci sarà ulteriore riduzione che vedremo alla fine del 6 ciclo.
    La terapia a bersaglio è stata da poco introdotta in Europa e la vuole introdurre appena ci sarà il movimento della malattia.
    Finiti i sei cicli di chemio ci ha detto che non occorre mantenimento.
    Nel frattempo, siamo arrivati al quarto ciclo, mia madre accusa molta stanchezza e si sente confusa. Può essere che il dottore sostituisca il cisplatino con il carboplatino per completare gli ultimi due cicli.
    La mia domanda è:
    è possibile dopo la chemio non fare nessuna terapia?
    La pillola per la mutazione MET ha una buona risposta sulla malattia?
    Grazie.
    Rosy

    • Federico Cappuzzo 18 Aprile 2023 al 11:44 am - Rispondi

      Gent.. Sig.
      gli agenti anti-MET sono adesso approvati in Italia in caso di non funzionamento della chemioimmunoterapia che è indicata in prima battuta.
      Nel carcinoma squamoso (ma dubito che la malattia sia veramente di tipo squamoso, essendo la mutazione di MET tipica dell’adenocarcinoma), finita la chemioimmunoterapia, in genere si somministra l’immunoterapia nella fase di mantenimento.
      Federico Cappuzzo MD
      Director Medical Oncology
      National Cancer Institute IRCCS Regina Elena Roma

  13. Enrico 24 Febbraio 2024 al 12:16 pm - Rispondi

    Buongiorno.
    La mia mamma, 67 anni, affetta da adenocarcinoma polmonare sinistro. non operabile al terzo stadio, ha iniziato CT con carboplatino e paclitaxel una decina di giorni fa, a cui verrà associata anche radioterapia dalla prossima somministrazione.
    Dopo due giorni dall’infusione, ha iniziato ad accusare dolori diffusi dal collo in giù fino ad un’acutizzazione in una fase durata sei ore, durante le quali mia mamma ha manifestato un dolore lancinante e viscerale diffuso, con fitte, bruciori, crampi, sensazioni di essere calpestata, dolore lancinante anche nelle zone genitali e anali. Premetto che mia mamma ha sempre sopportato abbastanza bene il dolore, ma in questo caso è svenuta letteralmente.
    Dopo queste sei ore, il dolore è diminuito ma non scomparso. Con i giorni sembra migliorare. Quella fase insostenibile è durata “solo” per quelle sei ore.
    Pensa che si possa prevenire questa situazione con la prossima somministrazione? Se dovesse ricapitare questa fase acuta, temo che mia madre potrebbe rifiutarsi di ricevere le prossime infusioni.
    Grazie mille in anticipo.
    Enrico

    • Federico Cappuzzo 24 Febbraio 2024 al 12:18 pm - Rispondi

      Gentile signore,
      il paclitaxel talora provoca delle reazioni allergiche e quanto descritto potrebbe essere effetto del farmaco.
      In genere si raccomanda grande prudenza nelle successive somministrazioni o anche la sospensione del farmaco in caso di reazioni gravi.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  14. Francesca 16 Giugno 2024 al 8:51 am - Rispondi

    Buongiorno.
    A mio padre è stato diagnosticato un carcinoma non a piccole cellule, possibile adenosquamoso. A seguito di biopsia è risultato quanto segue: PD-L1 ta positiva (TPS: 40%). ALK D5F3 negativa (assenza di riarrangiamento). ROS1 è risultata: negativa; presenza di mutazione BRAF esone 11, c1406GmaggioreC, p.G469A, VAF 15.92Dopo un ricovero per versamento pericardico (pericardiocentesi in urgenza) è stato deciso di procedere, con 2 cicli di chemio-immunoterapia (carboplatino + pemetrexed + nivolumab + ipilimumab) e poi proseguire con sola immunoterapia. Dopo i primi 2 cicli ha avuto un rash cutaneo importante. Appena risolto, ha fatto un ciclo di immuno solo con Nivolumab (credo per evitare di nuovo il rash) il 24 aprile ma il 05 maggio lo abbiamo ricoverato per polmonite. La prima TC di controllo aveva dato risultati con molto stazionario, molte riduzioni ma anche alcuni peggioramenti. La TC effettuata durante il ricovero, 08.05, per polmonite ha evidenziato vari peggioramenti marcati, pochi miglioramenti ma importanti come “misure” e molto stazionario. Hanno quindi deciso di sospendere ogni trattamento. In data 03.06 la TC ha evidenziato una situazione stabile, con alcuni peggioramenti e risoluzione dei versamenti sia pleurico che pericardico. Mio babbo da quando è tornato a casa dalla polmonite, dopo 12gg allettato fermo e con ossigeno a 6, ha ripreso a muoversi con le stampelle, il dolore è gestibile, mangia autonomamente e l’ossigeno lo tiene a 0,50/0,75 la notte; il gg solo alcune ore. E’ oggettivamente migliorato, ma non credo si possa curare il tumore con la tachipirina. Le mie domande sono su una possibile risposta tardiva all’immunoterapia, avendo letto le risposte della Dr.ssa e varie pubblicazioni e quindi:
    Può esserci una risposta tardiva all’immunoterapia essendo passati solo 15gg dal ciclo alla TC “brutta”?
    E’ giusto sospendere l’immunoterapia?
    Posso fare analisi specifiche per capire cosa sta succedendo?
    Spero di essere stata chiara.
    Cari saluti
    Francesca

    • Federico Cappuzzo 16 Giugno 2024 al 8:58 am - Rispondi

      Gentile Francesca,
      difficile giudicare da una sola descrizione. Ad ogni modo, da quanto descritto, è possibile che il quadro clinico, interpretato come progressione, in realtà era espressione di tossicità da trattamento.
      In ogni caso la sospensione dell’immunoterapia era appropriata.
      Utile capire se la malattia è o non è in evoluzione per decidere se offrire o meno un ulteriore trattamento.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  15. Ornella Monteleone 18 Giugno 2024 al 4:20 pm - Rispondi

    Buonasera, leggevo l’articolo sulle nuove linee guida pubblicate da ALCASE Italia – Per la Lotta al Cancro del Polmone, dopo il congresso ASCO di alcune settimane fa e sembrerebbe che adesso la nuova prima linea per gli EGFR mutati (19-20) sia chemio più osimertinib perché da’@ più risultati in termini di sopravvivenza liberi da malattia…allora mi chiedo noi che in prima linea facciamo solo osimertinib dovremo adattare la terapia aggiungendo la chemio o si continuerà così? E’ il nostro oncologo che deciderà o cosa? Grazie.

    • Federico Cappuzzo 19 Giugno 2024 al 4:07 pm - Rispondi

      Gentile Ornella,

      la combinazione osimertinib + chemioterapia è una possibile opzione ma non è raccomandata a tutti i pazienti EGFR positivi. Per quei pazienti in cui l’oncologo ritiene vi sia la necessità di tale associazione, per esempio pazienti con metastasi encefaliche, la combinazione va proposta da subito e non vi è alcun dato a supporto dell’aggiunta della chemioterapia a chi ha già iniziato il trattamento con il solo osimertinib. Inoltre al momento la combinazione non è approvata in Italia

      Federico Cappuzzo, MD
      Director Oncology and Hematology Department

Scrivi un commento

Torna in cima