ALCASE Italia

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per la lotta al cancro del polmone

Protocolli di trattamento per il NSCLC, in stadio III avanzato

Protocolli di trattamento per il NSCLC, in stadio III avanzato

26 Giugno 2020

CONTESTO

Secondo i Physician Data Query (PDQ) del National Cancer Institute, il più autorevole sito di oncologia Protocollo trattamento nsclcal mondo, il trattamento del cancro al polmone non a piccole cellule (NSCLC), allo stadio IIIB e IIIC può essere:

• Chemioterapia seguita da radioterapia esterna .
• Chemioterapia e radioterapia somministrate come trattamenti separati nello stesso periodo di tempo.
• Chemioterapia e radioterapia somministrate come trattamenti separati nello stesso periodo di tempo, con la dose di radioterapia che aumenta con il tempo.
• Chemioterapia e radioterapia somministrate come trattamenti separati nello stesso periodo di tempo. La sola chemioterapia viene somministrata prima o dopo questi trattamenti.
• Chemioterapia e radioterapia seguite da immunoterapia con un inibitore del checkpoint immunitario, come durvalumab.
• Radioterapia esterna da sola per pazienti che non possono essere trattati con chemioterapia.
• Radioterapia esterna come terapia palliativa, per alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita.
• Terapia laser e / o radioterapia interna per alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita.
• Studi clinici di nuove modalità di somministrazione della radioterapia esterna (tempi e modalità).
• Una sperimentazione clinica di chemioterapia e radioterapia combinata con un radio-sensibilizzatore.
• Studi clinici di terapia mirata combinati con chemioterapia e radioterapia.

I PDQ contengono informazioni su prevenzione del cancro, screening, diagnosi, sostegno psicofisico, genetica tumorale e, soprattutto, sul trattamento ottimale alla data della ricerca, essendo tali informazioni costantemente aggiornate.

Visita, per maggiori informazioni, la sezione dedicata ai PDQ del NCI, dal portale “PARERI AUTOREVOLI“, la cui traduzione in italiano ALCASE ha appena terminato di aggiornare.


Buongiorno Dottore.

Si tratta di un tumore ai polmoni localmente esteso, NSCLC IIIc, scoperto a maggio 2019. Dopo 17 infusioni di pembrulizumab la tac è stabile ed evidenzia riduzione della malattia al solo polmone destro con dimensioni diametro AP 16mm.

Non presente nè linfoadenomegalie nè lindoadenopatie.
Non ci viene proposto l’intervento chirurgico ma il proseguio dell’immunoterapia fino ad un massimo di 35 cicli e viene detto che non ci si aspetta un’ulteriore riduzione della malattia.

Conferma che questo è il protocollo o si può tentare un consulto con un chirurgo per eventuale operazione?
Grazie!
Alessia

Gentile Alessia,

il trattamento proposto è quello tipico della malattia metastatica, non quello dello stadio III che generalmente è trattato con la chemioradioterapia seguita da mantenimento con Durvalumab, un altro immunoterapico.

Credo quindi che lo stadio sia differente da quanto è stato riferito.

oncologia polmonare

Cordialmente

Federico Cappuzzo MD

Di |2024-06-05T14:37:16+00:0026 Giugno 2020|oncologo risponde|10 Commenti

Scritto da:

10 Commenti

  1. Sofia 17 Settembre 2022 al 10:17 pm - Rispondi

    Egregio Dott.
    A mia zia hanno scoperto un adenocarcinoma al polmone con linfonodo mediastino positivo, dalla biopsia risulta inoltre positiva alla mutazione EGFR esone 21 L858R; sarebbe operabile, ma, considerando la positività del linfonodo, il chirurgo diceva che si fa la cura con la terapia mirata seguito dall’intervento chirurgico, mentre andando dall’oncologo le è stato detto invece che lo standard pre-intervento è la chemioterapia, e solo partecipando a uno studio clinico a 3 bracci randomizzato avrebbe avuto la possibilità di prendere il farmaco a bersaglio molecole. Ora siamo terrorizzati dall’idea di dover partecipare ad una sperimentazione. Le volevo chiedere quindi:
    1- si può optare comunque per l’intervento (visto che è resecabile) seguito dal trattamento adiuvante?
    2- conferma che in questo caso lo standard pre operatorio è la sola chemioterapia, non ci sono altre terapie disponibile oltre la chemio ( tipo immunoterapia)?
    3- E l’unica possibilità per ricevere la terapia mirata è di partecipare alla sperimentazione? Distinti saluti

    • Federico Cappuzzo 20 Settembre 2022 al 10:36 am - Rispondi

      Gent. Signora,
      per quanto mi è possibile dire sconoscendo tanti dettagli del caso presentato, l’immunoterapia non è indicata nei pazienti con mutazione di EGFR e gli agenti anti EGFR, come il tagrisso, non possono essere usati prima dell’intervento chirurgico al di fuori di studi clinici.
      In merito alla domanda sull’operabilità, se la malattia è operabile, ricorrere all’intervento ed iniziare la terapia con tagrisso dopo, ossia nella fase adiuvante, è un’opzione possibile.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  2. Deborah 14 Marzo 2022 al 6:19 pm - Rispondi

    Buongiorno, le scrivo per avere alcune delucidazioni in merito alla mia situazione.
    Ho 42 anni e un adenocarcinoma di 4.5 cm adeso alla pleura del polmone sinistro.
    Dalla pet non si evidenziano linfonodi interessati o altre zone del corpo.
    Ho effettuato chemioterapia con cisplatino e vinorelbina 3 cicli senza ottenere alcun risultato.
    Ad oggi sono in cura al Monaldi di Napoli e il chirurgo mi ha messo in lista d’attesa per togliere tutto il polmone.
    Ho mutazioni pl1 e egfr ex esone 21.
    Arrivo al dunque.
    L’intervento è sempre preferibile rispetto alle terapie a bersaglio molecolare?
    Anche se lo stesso è così radicale?
    Ho sospeso la chemioterapia da 40 giorni; c’è il rischio che nell’attesa dell’intervento di formino metastasi ?

    La ringrazio anticipatamente
    Deborah

    • Federico Cappuzzo 14 Marzo 2022 al 6:21 pm - Rispondi

      Cara Deborah,
      togliere un intero polmone è qualcosa che va sempre evitato a meno di totale assenza di alternative.
      Credo che nel suo caso sarebbe opportuno valutare l’uso di farmaci biologici per ridurre la malattia ed evitare di arrivare a una scelta così radicale
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  3. Gianfranco Buccheri 23 Aprile 2021 al 7:29 pm - Rispondi

    RICEVIAMO, INOLTRIAMO ALL’ESPERTO & PUBBLICHIAMO:

    “Eg. Dottore
    A Me hanno diagnosticato attraverso tac,pet e broncoscopia qui al Vito Fazzi di Lecce una neoplasia polmonare.. il chirurgo dott.surrente mi ha mandato dall’ oncologo,hanno detto che sono al terzo stadio b,però che ho un marcatore positivo per cui posso fare l’ alk.. il dott Romano di lecce oncologo polmonare mi ha detto che non si può operare perché ho più linfonodi, ma di fare prima il ciclo di radio e chemio e poi continuare nel caso non spariscono con alk e immunoterapia perché dice che con chemio e radio al 60% dovrebbe sparire.sul gruppo di facebook su persone che sono state curate con le mie stesse problematiche mi hanno detto l esatto contrario , prima di provare con i farmaci alk visto che lo posso fare ed immunoterapia e poi in caso chemio e radio…non so più che pensare
    Distinti saluti. Carlo”

    __________________________________________________________________________________

    La malattia ALK positiva al terzo stadio, ossia non metastatica ma neppure asportabile chirurgicamente, viene trattata come tutte le altre forme di adenocarcinoma polmonare che non hanno il riarrangiamento di ALK, ovvero chemioradioterapia seguita da immunoterapia. Tuttavia i dati dell’immunoterapia in chi ha delle alterazioni molecolari come ALK sono in genere meno positivi rispetto a pazienti che non hanno queste alterazioni. Per questo motivo i pazienti con queste caratteristiche devono essere valutati con particolare attenzione per non precludere alcuna possibilità di cura.
    Cordialmente,
    Federico Cappuzzo

  4. Matteo 1 Marzo 2021 al 8:41 am - Rispondi

    Buongiorno Dottore,

    circa tre anni fa a mio padre è stato diagnosticato un tumore al polmone destro, di tipo squamoso, con interessamento ad un linfonodo mediastinico (IIIA).
    Ha iniziato la chemioterapia (cisplatino + vinorelbina) che ha dato subito buoni risultati. In seguito hanno deciso di proseguire con chemioterapia (cisplatino + gemcitabina) associata a radioterapia, anche in questo caso c’è stata una risposta soddisfacente.
    Infine è stato trattato con durvalumab (PD-L1 90%) per quasi due anni con situazione invariata.
    Purtroppo nell’ultimo controllo è emerso un aumento delle dimensioni del solo linfonodo mediastinico, quindi si è deciso di interrompere con l’immunoterapia e riprendere la chemioterapia (carboplatino + taxolo).
    Vorrei cortesemente porle i seguenti interrogativi:

    – come mai il tumore continua a rispondere all’immunoterapia mentre il linfonodo no? può esserci una mutazione delle cellule tumorali del solo linfonodo?

    – prima di proseguire con chemioterapia, non sarebbe stato opportuno capire in che modo potrebbe essere mutato? (sempre se questa opzione sia possibile).

    – perché proseguire con chemioterapia diversa (entrambi i farmaci) visto che i primi avevano dato buoni risultati?

    Grazie mille per questa opportunità e per il tempo che mi dedicherà le lo riterrà opportuno.

    • Federico Cappuzzo 1 Marzo 2021 al 6:33 pm - Rispondi

      Buongiorno a lei.
      In questi casi bisogna sempre accertare che l’aumento di dimensione del linfonodo sia davvero legato ad una progressione di malattia. In genere una ripresa di malattia andrebbe accertata con una biopsia che tra l’altro consente anche di ripetere le indagini di biologia molecolare nel caso si sospetti la presenza di specifiche alterazioni geniche
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  5. Giovanni 21 Dicembre 2020 al 10:35 am - Rispondi

    Buonasera dottore.
    Le scrivo per mio padre di 70 anni. A gennaio è stato diagnosticato un tumore (squamoso) al polmone sinistro nella parte superiore di circa 3cm ed un piccolo linfonodo centimetrico in sede periscisurale. È stato ricoverato al reparto di oncologia al Gemelli , ( l’intenzione era inizialmente di operarlo a seguito di visita con il chirurgo toracico) ma a seguito di prove polmonari e comorbilità ( monorene, diabetico e problemi al fegato) si è preferito per la radio stereostatica. Ha fatto scintigrafia ossea, broncoscopia, risonanza magnetica e una pet tac total body Smc.
    A febbraio presentava la seguente situazione: neoplasia di 3cm con un SUV alla pet di 15.3 e il linfonodo centimetrico con un SUV di 2.5 . A maggio si è proceduto con tre sedute di radioterapia e ad oggi le dimensioni del tumore e del linfonodo sono rimaste pressoché invariate ma vi è stata una riduzione del SUV Pet .In particolare la massa di tre cm ha un SUV di 2.2 e il linfonodo di 2 ( anche se sullo stesso la radioterapia non è intervenuta a detta dei medici che avrebbero voluto lavorarci successivamente).
    Qualche domanda: la terapia applicata alla luce di quanto detto è la più appropriata? Ora mio padre ha appuntamento a giugno ( portando a visita una nuova per tac e analisi cliniche).
    Cosa dobbiamo aspettarci nel tempo: è possibile una remissione della malattia o dobbiamo esclusivamente tenere il tutto sotto controllo ed evitare metastasi? I medici sono molto ottimisti sul decorso. Si potrà mai guarire?
    Grazie mille per il tempo e la professionalità che vorrà dedicare al caso esposto .
    Giovanni

    • Federico Cappuzzo 21 Dicembre 2020 al 10:36 am - Rispondi

      Buongiorno, Giovanni.
      Da quanto descritto sembra che la malattia sia localizzata. In questi casi quando la chirurgia è controindicata, la radioterapia è il miglior trattamento e viene fatta con finalità radicali ossia con l’obiettivo di ottenere una guarigione definitiva.
      Purtroppo però nel tumore al polmone esiste sempre un rischio di recidiva e questo giustifica la necessità di fare periodici controlli.

      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  6. Angela 30 Giugno 2020 al 7:11 am - Rispondi

    Gent.ssimo Dottore,

    le scrivo per mio padre 72 anni affetto da ADK invasivo polmonare (massa di 5 cm e linfonodi mediastinici). Dopo 6 infusioni di Pembrolizumab la pet non mostra nei limiti della sua risoluzione accumulo del tracciante nella massa e normalizzazione metabolica della linfoadenopatia paratracheale inferiore destra che appare notevolmente ridotta di dimensioni. Ritenuto inoperabile anche per altre patologie concomitanti, potrebbe essere sottoposto a radioterapia ora che le dimensioni sono piccole? Si può fare radioterapia insieme a questa immunoterapia di prima linea?
    Aggiungo che alla diagnosi nel mese di gennaio era N2 la pet raccontava questo: intensa iper fissazione a livello di massa polmonare dx ,nodulo satellite metabolicamente silente, disomogenea captazione in sede retro ilare polmonare sn
    Intensa iperfissazione a livello di linfoadenopatia parà tracheale inferiore destra
    No mutazioni , livello espressione pdl 1 70%. No metastasi a distanza.

    Grazie mille per il suo aiuto.

    Angela

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    Segue la risposta del Dr. Federico Cappuzzo:

    Il caso è complesso e non è facile dare una risposta esatta in quanto il pembrolizumab come agente singolo non è approvato per il trattamento della malattia localizzata, come quella che viene descritta, ma solo per la malattia avanzata. Presumo quindi che il paziente sia stato incluso in una sperimentazione clinica. Sembra che la malattia abbia ben risposto al trattamento e in genere in questi casi una terapia locale, radioterapia o chirurgia, va sempre presa in considerazione

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