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per la lotta al cancro del polmone

Quando manca l’aria: capire la dispnea nel tumore del polmone

Introduzione
Molti pazienti con tumore del polmone descrivono una sensazione che, a volte, può essere difficile da spiegare: la percezione che l’aria non sia sufficiente. Non si tratta semplicemente di “respirare più velocemente”, ma di una sensazione di mancanza di respiro che può comparire durante lo sforzo o, in alcuni casi, anche a riposo.
Questa condizione è definita dispnea e rappresenta uno dei sintomi più frequenti nelle neoplasie polmonari. Può manifestarsi come fiato corto durante attività quotidiane, difficoltà a completare una frase senza fermarsi o necessità di rallentare durante movimenti che prima risultavano semplici, come camminare o salire le scale.
Nel corso della malattia, la dispnea può comparire per diversi motivi: alterazioni della funzione polmonare, effetti dei trattamenti oncologici o riduzione della capacità fisica generale. Per questo motivo la dispnea non è un sintomo unico, ma il risultato dell’interazione tra diversi sistemi dell’organismo.
Comprendere da dove nasce e come affrontarla rappresenta una parte importante del percorso di cura.

La fisiopatologia della dispnea

La sensazione di mancanza d’aria nasce dall’interazione tra diversi meccanismi biologici e fisiologici. Non dipende soltanto dalla quantità di ossigeno nel sangue, ma dal modo in cui polmoni, muscoli respiratori, sistema cardiovascolare e cervello lavorano insieme per regolare la respirazione.

Meccanica respiratoria
Uno dei meccanismi principali riguarda la meccanica del respiro.
Quando i polmoni o la gabbia toracica non riescono ad espandersi in modo efficiente, i muscoli respiratori devono lavorare di più per garantire lo stesso volume di ventilazione. Questo aumento dello sforzo respiratorio viene percepito come dispnea.
Nel tumore del polmone questo può avvenire per diversi motivi, tra cui:
• riduzione del volume polmonare dopo chirurgia
• ostruzione delle vie aeree determinata dalla compressione del tumore
• versamento pleurico (ovvero liquido nella cavità toracica)
• infiammazione del tessuto polmonare.

Scambi gassosi
Un secondo elemento riguarda gli scambi gassosi, cioè il passaggio di ossigeno e anidride carbonica tra alveoli e sangue. Nel tumore del polmone questo processo può diventare meno efficiente per diversi motivi. La presenza della massa tumorale può ridurre la ventilazione di alcune aree del polmone, creando uno squilibrio tra ventilazione e perfusione (il cosiddetto mismatch ventilazione–perfusione). In altre situazioni possono contribuire fattori come quelli elencati prima, il versamento pleurico, l’infiammazione del tessuto polmonare o la compressione delle vie aeree, ma anche condizioni preesistenti come il tabagismo (attivo o passato) e le malattie polmonari croniche (come la broncopneumopatia cronica ostruttiva, BPCO).
Dispnea nel tumore del polmoneQuando gli scambi gassosi risultano meno efficienti, l’organismo aumenta automaticamente la ventilazione per mantenere livelli adeguati di ossigeno nel sangue. Questo aumento del lavoro respiratorio viene percepito dal cervello come una sensazione di respiro faticoso o insufficiente, ossia dispnea.

Sistema nervoso centrale
La percezione della dispnea dipende anche dal sistema nervoso centrale.
Il cervello riceve continuamente segnali provenienti da:
• recettori polmonari
• muscoli respiratori
• livelli di ossigeno e anidride carbonica nel sangue.
Quando questi segnali indicano che il lavoro respiratorio è aumentato o che la ventilazione non è sufficiente, il cervello genera la sensazione cosciente di dispnea.
Per questo motivo due persone con parametri respiratori simili possono percepire il respiro in modo molto diverso.

In altre parole, la dispnea è il risultato dell’interazione tra la funzione polmonare, la capacità fisica generale e la percezione centrale del respiro.

Dispnea nel paziente chirurgico

Nei pazienti sottoposti a chirurgia per tumore del polmone, la dispnea è un sintomo relativamente frequente nel periodo post-intervento.
La resezione polmonare comporta inevitabilmente una riduzione del volume polmonare disponibile per la ventilazione. Nei primi mesi dopo l’intervento (soprattutto nel primo, ma in genere nei primi 3 mesi), molti pazienti riferiscono una maggiore difficoltà respiratoria durante le attività fisiche rispetto alla situazione precedente alla diagnosi.
Questo fenomeno è spesso legato a due fattori principali:
• riduzione della superficie polmonare funzionante
• perdita temporanea di condizionamento fisico nel periodo perioperatorio.
Anche altri fattori possono contribuire alla comparsa di dispnea nel periodo post-operatorio. Uno scarso controllo del dolore o la ridotta mobilità del torace e degli arti superiori possono indurre una respirazione più superficiale e meno efficiente (ipoventilazione), riducendo l’espansione polmonare e aumentando la percezione dello sforzo respiratorio.
Come discusso negli articoli precedenti della rubrica, la capacità funzionale dell’organismo svolge un ruolo importante nella percezione dei sintomi respiratori. Parametri come la distanza percorsa al test del cammino di 6 minuti (6MWT), che ovviamente si riduce nella fase postoperatoria, riflettono la capacità globale di sostenere uno sforzo e possono correlare con la percezione di dispnea durante l’attività fisica.
Nella maggior parte dei pazienti la dispnea tende comunque a migliorare progressivamente nei mesi successivi all’intervento, parallelamente al recupero della capacità funzionale. In molti casi, entro circa sei mesi si osserva una fase di stabilizzazione della funzione respiratoria, con un recupero significativo, seppur variabile, rispetto alla condizione immediatamente successiva all’intervento.

Dispnea durante terapie mediche e radioterapia

La dispnea può comparire o peggiorare anche durante i trattamenti oncologici sistemici o la radioterapia. Diversi fattori possono contribuire alla sensazione di fiato corto nel corso della malattia:
• infiammazione del tessuto polmonare (o polmonite)
• anemia (riduzione dei livelli di emoglobina e globuli rossi)
• versamento pleurico
• progressione della malattia (che determina una riduzione del tessuto polmonare attivo)
• riduzione della capacità fisica generale.
Anche in questo caso la dispnea raramente compare isolatamente. Spesso si associa ad altri sintomi come fatigue, dolore o disturbi del sonno, formando gruppi di sintomi (symptom clusters) che possono influenzarsi reciprocamente e amplificare l’impatto complessivo sulla qualità di vita.
Con il miglioramento delle terapie oncologiche e l’aumento della sopravvivenza nei pazienti con tumore del polmone, la gestione dei sintomi respiratori è diventata una componente sempre più importante dell’assistenza oncologica.

Cosa può aiutare davvero

Negli ultimi anni diversi interventi hanno dimostrato di poter contribuire a ridurre la percezione di dispnea e a migliorare la qualità della vita.

Riabilitazione respiratoria
Come detto precedentemente anche per la fatigue, i programmi di riabilitazione respiratoria, sia in fase preoperatoria che postoperatoria o post-trattamento, possono migliorare la funzione dei muscoli respiratori e aumentare la tolleranza allo sforzo.
Questi programmi includono esercizi di respirazione diaframmatica, allenamento dei muscoli respiratori e attività fisica modulata.

Attività fisica
L’attività fisica regolare e giornaliera rappresenta uno degli strumenti più efficaci per migliorare la capacità aerobica e ridurre la sensazione di fiato corto durante le attività quotidiane.
Attività semplici come:
• camminare a passo sostenuto
• utilizzare una cyclette
• partecipare a programmi di esercizio supervisionato
possono contribuire a migliorare la tolleranza allo sforzo e la qualità della vita.

Dispnea nel tumore del polmoneTecniche respiratorie
Alcune tecniche di respirazione, anche mediante l’ausilio di un fisioterapista o fisiatra, possono aiutare a controllare meglio il respiro nei momenti di difficoltà, tra cui:
• respirazione diaframmatica
• respirazione lenta e controllata
• espirazione con labbra socchiuse
• esercizi con incentivatori di flusso (es. tri-flow)
Queste strategie possono ridurre il lavoro respiratorio e migliorare la sensazione di controllo del respiro.

Cessazione del fumo
Il fumo può peggiorare la dispnea perché mantiene uno stato di infiammazione cronica delle vie aeree, riduce l’efficienza degli scambi gassosi e accelera il declino della funzione respiratoria, soprattutto nei pazienti con malattie polmonari croniche come la BPCO. Smettere di fumare, anche dopo la diagnosi o dopo un intervento chirurgico, può contribuire a migliorare la funzione respiratoria nel tempo e a ridurre la progressione del danno polmonare.

Consulto pneumologico
Anche una valutazione pneumologica può essere utile nei pazienti che presentano dispnea persistente. Attraverso esami come spirometria, test di diffusione e valutazione della funzione respiratoria, lo pneumologo può identificare eventuali alterazioni della ventilazione o degli scambi gassosi. Questo consente di orientare in modo più mirato interventi come riabilitazione respiratoria, terapia inalatoria (es. broncodilatatori) o programmi di esercizio mirato.

Supporto dei familiari/caregiver
Come già discusso negli articoli precedenti, anche il supporto dei familiari e dei caregiver ha un ruolo importante. Incoraggiare il movimento, aiutare il paziente a mantenere un livello di attività adeguato e favorire un ambiente tranquillo durante gli episodi di dispnea può contribuire a ridurre l’ansia associata alla difficoltà respiratoria.

Conclusioni

La dispnea rappresenta uno dei sintomi che più influenzano la qualità della vita dei pazienti con tumore del polmone.

La sensazione di mancanza d’aria può limitare attività quotidiane molto semplici, ridurre l’autonomia e generare preoccupazione o ansia, soprattutto quando compare durante lo sforzo o in modo improvviso.

Comprendere che la dispnea non dipende da un singolo fattore, ma dall’interazione tra funzione polmonare, capacità fisica generale e percezione del respiro, aiuta a interpretarla in modo più corretto e ad affrontarla con strategie mirate.

In molti casi è possibile intervenire su diversi aspetti: migliorare la capacità funzionale attraverso l’attività fisica adattata, utilizzare tecniche respiratorie, partecipare a programmi di riabilitazione respiratoria o semplicemente mantenere un livello di movimento quotidiano compatibile con le proprie condizioni.

La gestione della dispnea non riguarda solo il controllo di un sintomo respiratorio, ma il mantenimento della capacità di svolgere attività quotidiane, muoversi con maggiore sicurezza e preservare la propria autonomia.

In questo senso, affrontare la dispnea significa proteggere uno degli elementi più importanti della qualità della vita: la possibilità di respirare e muoversi con sufficiente libertà per continuare a vivere la propria quotidianità.

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Dr. Giovanni Leuzzi
Division of Thoracic Surgery
Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori
Milan – Italy

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