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per la lotta al cancro del polmone

Quando lo stress lascia il segno nel corpo: capire l’allostatic load nel tumore del polmone

Introduzione
Nel percorso di cura di un tumore del polmone esistono fattori che siamo abituati a considerare immediatamente: stadio della malattia, caratteristiche biologiche del tumore, trattamenti disponibili, risposta alle terapie. Esiste però un altro elemento, meno evidente ma sempre più studiato, che riguarda il modo in cui l’organismo reagisce nel tempo agli stress fisici e psicologici associati alla malattia.

Ricevere una diagnosi oncologica, affrontare un intervento chirurgico, convivere con controlli periodici, sintomi respiratori o terapie prolungate rappresenta una condizione di stress cronico per il corpo. In alcuni pazienti l’organismo riesce ad adattarsi mantenendo un buon equilibrio funzionale; in altri, questo continuo adattamento può determinare un progressivo “consumo” delle risorse fisiologiche.

Questo fenomeno viene definito allostatic load, cioè “carico allostatico”. Negli ultimi anni questo concetto sta attirando crescente attenzione anche in oncologia perché sembra associarsi non solo alla qualità di vita (QOL), ma anche alla tolleranza ai trattamenti, alla funzione fisica e, in alcuni studi, persino agli outcome oncologici.

Che cos’è davvero l’allostatic load

Per comprendere il significato di allostatic load bisogna partire dal concetto di allostasi. L’organismo umano cerca continuamente di mantenere un equilibrio interno stabile: pressione arteriosa, metabolismo energetico, sonno, frequenza cardiaca, risposta immunitaria. Quando compare uno stress (fisico o emotivo) il corpo attiva sistemi di adattamento per rispondere alla situazione.
Ad esempio:

• aumento del cortisolo
• attivazione del sistema nervoso simpatico
• incremento della frequenza cardiaca
• modificazioni metaboliche e immunitarie.

Nel breve periodo questa risposta è utile e protettiva. Il problema nasce quando lo stato di attivazione si prolunga per mesi o anni.
In questa situazione il corpo rimane in una sorta di “modalità di allerta cronica”. Progressivamente possono comparire alterazioni di diversi sistemi biologici:
• aumento dell’infiammazione sistemica
• alterazioni metaboliche
• disturbi del sonno
• aumento della pressione arteriosa
• riduzione della massa muscolare
• peggioramento della qualità del recupero fisico.

L’insieme di queste modificazioni prende il nome di allostatic load.
In altre parole, l’allostatic load rappresenta il “prezzo” biologico che l’organismo paga quando è costretto ad adattarsi troppo a lungo a condizioni di stress persistente.

Stress cronico e tumore del polmone

Nel tumore del polmone, diversi fattori possono contribuire all’aumento del carico allostatico.
La malattia stessa rappresenta uno stress biologico importante. Il tumore può indurre infiammazione cronica, alterazioni metaboliche e perdita di massa muscolare. Anche i trattamenti oncologici, pur essendo fondamentali, comportano un ulteriore impegno fisiologico per l’organismo.

A questo si aggiungono altri elementi frequentemente presenti:
• dispnea
• fatigue
• dolore
• alterazione del sonno
• riduzione dell’attività fisica
• ansia legata ai controlli periodici
• incertezza rispetto al futuro.

Negli articoli precedenti della rubrica abbiamo visto come sintomi apparentemente diversi (come fatigue e dispnea) siano in realtà strettamente collegati alla riserva funzionale e allo stato infiammatorio dell’organismo. L’allostatic load rappresenta, in parte, il “contenitore biologico” che integra tutti questi aspetti.

Non si tratta soltanto di stress emotivo. È una risposta multisistemica che coinvolge:
• sistema immunitario
• metabolismo
• sistema endocrino
• apparato cardiovascolare
• funzione muscolare
• sistema nervoso centrale.

lo stress nel tumore del polmone

Il ruolo dell’infiammazione

Uno dei meccanismi centrali dell’allostatic load è l’infiammazione cronica di basso grado.

Quando l’organismo rimane esposto a uno stress prolungato, il sistema immunitario tende a mantenersi in uno stato di attivazione persistente. In questa condizione aumentano molecole infiammatorie come l’interleuchina-6 (IL-6), il tumor necrosis factor alfa (TNF-α) e la proteina C-reattiva (CRP).

Nel tumore del polmone questo fenomeno può essere amplificato dalla presenza della neoplasia stessa, dal fumo attivo o pregresso e dalle terapie oncologiche.
L’infiammazione cronica non produce soltanto alterazioni “di laboratorio”. Può influenzare concretamente il modo in cui il paziente si sente nella vita quotidiana:

• maggiore stanchezza
• ridotta tolleranza allo sforzo
• peggior recupero fisico
• alterazioni dell’umore
• sonno meno efficace
• aumento della percezione dei sintomi.

Per questo motivo oggi alcuni ricercatori considerano l’allostatic load come una possibile misura indiretta della resilienza biologica dell’organismo.

Quando il corpo recupera più lentamente

Uno degli aspetti più interessanti dell’allostatic load riguarda la capacità di recupero.

Due pazienti possono affrontare lo stesso intervento chirurgico o la stessa terapia sistemica, ma avere tempi di recupero molto diversi. In alcuni casi il ritorno alle attività quotidiane è relativamente rapido; in altri persistono a lungo fatigue, riduzione dell’energia e limitazione funzionale.

Una parte di questa differenza potrebbe dipendere proprio dal carico allostatico accumulato nel tempo.

Un organismo già sottoposto a stress cronico tende infatti ad avere:
• minore flessibilità metabolica
• peggiore efficienza energetica
• ridotta capacità di adattamento
• recupero muscolare più lento
• maggiore vulnerabilità all’infiammazione.

In questo senso, l’allostatic load non descrive soltanto la malattia oncologica, ma anche la “condizione di partenza” con cui il paziente affronta il percorso terapeutico.

Allostatic load e qualità di vita

Negli ultimi anni alcuni studi condotti nei pazienti con NSCLC hanno osservato che livelli più elevati di allostatic load possono associarsi a un deterioramento più rapido della QOL nel tempo.

In particolare, sembrano essere coinvolte soprattutto:
• funzione fisica
• funzione cognitiva
• sfera emotiva
• qualità del sonno
• sintomi respiratori.

lo stress nel tumore del polmoneQuesto è un aspetto molto importante perché la QOL non dipende soltanto dalla risposta radiologica del tumore. Anche quando la malattia è stabile o controllata, il paziente può comunque sperimentare un progressivo declino funzionale legato all’accumulo di stress biologico e infiammatorio.

Inoltre, il carico allostatico sembra correlarsi anche con alcune condizioni già discusse nella rubrica, come sarcopenia, decondizionamento fisico, riduzione dell’attività quotidiana e fatigue persistente.

Tutti questi elementi tendono ad alimentarsi (e potenziarsi) reciprocamente, quasi come in un circolo vizioso. L’esempio più importante è la riduzione dell’attività fisica (condizione che è presente in molti pazienti con neoplasia polmonare) che porta a una minore capacità aerobica e perdita di massa muscolare; questo aumenta la fatigue e riduce ulteriormente il movimento quotidiano, favorendo un progressivo peggioramento della funzione fisica e della QOL.

Il fumo e il carico biologico

Anche il fumo di sigaretta sembra avere un ruolo importante nell’allostatic load. Oltre ai noti effetti diretti sul rischio oncologico e cardiovascolare, il tabagismo contribuisce a mantenere uno stato di infiammazione cronica e di stress ossidativo persistente. Alcuni studi recenti hanno mostrato che i pazienti fumatori o ex fumatori con maggiore esposizione cumulativa tendono ad avere livelli più elevati di allostatic load.

Questo dato è particolarmente interessante nel tumore del polmone perché suggerisce che il danno biologico del fumo non riguardi soltanto il polmone, ma coinvolga un’alterazione più ampia della capacità di regolazione dell’organismo.

Cosa può aiutare davvero

Anche se il concetto di allostatic load è relativamente recente in oncologia, sappiamo già che alcuni interventi possono contribuire a ridurre il carico biologico cronico e a migliorare la capacità di adattamento dell’organismo.

Attività fisica
Come riportato precedentemente negli altri articoli della rubrica, l’attività fisica rappresenta probabilmente uno degli strumenti più efficaci.

L’esercizio regolare può:
• ridurre l’infiammazione sistemica
• migliorare la funzione cardiovascolare
• preservare la massa muscolare
• favorire il sonno
• aumentare la tolleranza allo sforzo.

Non è necessario svolgere attività intense. Anche programmi semplici e regolari possono essere utili, come camminare quotidianamente, utilizzare una cyclette, eseguire esercizi respiratori e partecipare a programmi di riabilitazione.

Sonno e ritmi quotidiani
Anche la qualità del sonno ha un ruolo centrale. Dormire poco o male mantiene attivati i sistemi di risposta allo stress e può aumentare l’infiammazione cronica.
Mantenere orari regolari, limitare l’uso di dispositivi elettronici nelle ore serali ed esporsi alla luce naturale durante il giorno può contribuire a migliorare i ritmi biologici.

Nutrizione
Una nutrizione adeguata aiuta a preservare massa muscolare e metabolismo energetico. Nei pazienti oncologici, soprattutto durante trattamenti prolungati, evitare perdita di peso e malnutrizione rappresenta un elemento importante per contenere il declino funzionale.

Supporto sociale e caregiver
Anche il supporto familiare svolge un ruolo concreto. Sentirsi supportati durante il percorso terapeutico può favorire una migliore aderenza ai trattamenti, mantenere più facilmente attività quotidiane e ridurre il senso di isolamento che spesso accompagna la malattia cronica.

CONCLUSIONI

L’allostatic load rappresenta un approccio nuovo (e recente) per osservare il rapporto tra tumore, organismo e QOL. Non descrive soltanto lo stress psicologico, ma l’effetto biologico cumulativo che la malattia, i trattamenti e le condizioni croniche esercitano nel tempo sull’intero organismo.

Nel tumore del polmone questo concetto aiuta a comprendere meglio perché alcuni pazienti mantengano una buona funzione fisica e una discreta QOL anche durante percorsi terapeutici complessi, mentre altri sviluppino più rapidamente fatigue, declino funzionale o difficoltà di recupero.

Probabilmente nei prossimi anni l’allostatic load diventerà uno strumento sempre più importante anche in oncologia, non solo per valutare il rischio biologico, ma per identificare precocemente i pazienti più vulnerabili e intervenire in modo personalizzato su attività fisica, nutrizione, riabilitazione e supporto globale. Perché, come abbiamo visto in tutta questa rubrica, la cura del tumore non riguarda esclusivamente il controllo della malattia, ma anche la capacità dell’organismo di continuare ad adattarsi, recuperare e mantenere nel tempo la migliore QOL possibile.

Dr. Giovanni Leuzzi
Division of Thoracic Surgery
Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori
Milan – Italy

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