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Il gene RET: biologia molecolare, fusioni oncogeniche e terapie mirate

Negli ultimi anni il gene RET è diventato uno dei più importanti biomarcatori molecolari in oncologia.

L’identificazione delle alterazioni di RET ha rivoluzionato il trattamento di diversi tumori, in particolare del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) e dei tumori tiroidei.

La disponibilità di farmaci selettivi altamente efficaci ha trasformato RET in un esempio concreto di medicina di precisione.

1. Biologia molecolare del gene RET

RET (REarranged during Transfection) è un proto-oncogene localizzato sul cromosoma 10q11.2. Il gene codifica per un recettore tirosin-chinasico espresso soprattutto durante lo sviluppo embrionale. RET è coinvolto nella formazione del sistema nervoso enterico, del rene e di altre strutture neuroendocrine.

La proteina RET è costituita da tre principali regioni: una porzione extracellulare, una regione transmembrana e una porzione intracitoplasmatica dotata di attività tirosin-chinasica. In condizioni fisiologiche, il recettore viene attivato dal legame con fattori neurotrofici della famiglia GDNF (Glial cell line-derived neurotrophic factor).

fusione del gene RETUna volta attivato, RET induce la fosforilazione di numerose proteine intracellulari e attiva vie di segnalazione fondamentali per la sopravvivenza cellulare, tra cui MAPK, PI3K/AKT e JAK/STAT. Questi pathway regolano proliferazione, differenziamento, migrazione cellulare e sopravvivenza.

Quando RET subisce alterazioni genetiche, il normale controllo della crescita cellulare viene perso. Le alterazioni possono essere rappresentate da mutazioni puntiformi oppure da fusioni geniche. Entrambi i meccanismi possono trasformare RET in un potente oncogene.

Figura 1. Attivazione fisiologica del recettore RET e principali vie intracellulari

2. Fusioni di RET

fusione del gene RETLe fusioni di RET sono riarrangiamenti cromosomici in cui la porzione tirosin-chinasica del gene RET si unisce a un altro gene partner. Questo porta alla produzione di una proteina chimerica anomala capace di attivarsi in modo autonomo.

Le fusioni di RET sono presenti in circa l’1-2% dei carcinomi polmonari non a piccole cellule e nel 10-20% dei carcinomi papillari della tiroide. Possono inoltre essere osservate in tumori pediatrici e in rare neoplasie solide.

I partner di fusione più frequenti includono KIF5B, CCDC6, NCOA4 e TRIM33. Questi geni contribuiscono alla dimerizzazione spontanea della proteina RET, favorendo l’attivazione costitutiva.

Dal punto di vista clinico, le fusioni di RET identificano una popolazione specifica di pazienti che spesso presenta caratteristiche particolari: età relativamente giovane, bassa esposizione al fumo e maggiore probabilità di sviluppare metastasi cerebrali.

3. Attivazione costitutiva e oncogenesi

Il concetto di attivazione costitutiva è centrale nella comprensione biologica di RET. Normalmente il recettore RET necessita del legame con un ligando per essere attivato. Nelle fusioni oncogeniche, invece, la proteina RET rimane costantemente accesa.

Questa attivazione continua produce un segnale proliferativo persistente che spinge la cellula tumorale a dividersi senza controllo. Parallelamente vengono attivati meccanismi anti-apoptotici che impediscono la morte cellulare programmata.

L’attivazione costitutiva di RET aumenta inoltre la capacità delle cellule tumorali di invadere i tessuti circostanti e di sviluppare metastasi. Nei tumori RET-positivi sono frequentemente coinvolte le vie MAPK ed AKT, entrambe associate a crescita tumorale aggressiva.

La comprensione di questi meccanismi è stata fondamentale per lo sviluppo di farmaci mirati capaci di bloccare selettivamente l’attività tirosin-chinasica di RET.

4. Terapie selettive anti-RET

Per molti anni i pazienti con alterazioni di RET sono stati trattati con chemioterapia o con inibitori multi-target come cabozantinib e vandetanib. Sebbene questi farmaci mostrassero una certa attività, la loro efficacia era limitata e gli effetti collaterali spesso significativi.

La svolta è arrivata con lo sviluppo degli inibitori selettivi di RET, in particolare selpercatinib e pralsetinib. Questi farmaci sono progettati per legarsi in modo altamente specifico alla regione tirosin-chinasica di RET, bloccando il segnale oncogenico con maggiore efficacia e minore tossicità.

Gli studi clinici LIBRETTO-001 e ARROW hanno mostrato risultati molto rilevanti. Nel carcinoma polmonare RET-positivo, selpercatinib ha dimostrato tassi di risposta globale superiori al 60-70%, con risposte ancora più elevate nei pazienti non precedentemente trattati.

Anche pralsetinib ha mostrato elevata efficacia, con importanti risposte sistemiche e intracraniche. Questo aspetto è particolarmente importante perché i tumori RET-positivi tendono a sviluppare metastasi cerebrali.

Rispetto alla chemioterapia tradizionale, gli inibitori selettivi offrono una qualità di vita migliore, una minore tossicità ematologica e un controllo più duraturo della malattia.

5. Sopravvivenza ed evidenze cliniche

Le evidenze cliniche disponibili indicano che i pazienti con tumori RET-positivi trattati con farmaci selettivi possono ottenere benefici molto significativi in termini di sopravvivenza e controllo della malattia.

Negli studi registrativi, molti pazienti hanno mantenuto una risposta terapeutica per oltre 18-24 mesi. La sopravvivenza libera da progressione (PFS) è risultata nettamente superiore rispetto ai trattamenti storici.

Un altro dato particolarmente importante riguarda il controllo delle metastasi cerebrali. Selpercatinib e pralsetinib hanno mostrato elevata penetrazione a livello del sistema nervoso centrale, con risposte intracraniche clinicamente rilevanti.

Dal punto di vista prognostico, l’identificazione precoce delle fusioni di RET permette ai pazienti di accedere rapidamente a terapie mirate che possono modificare significativamente la storia naturale della malattia.

Sebbene non si possa ancora parlare di guarigione nella maggior parte dei tumori metastatici RET-positivi, molti pazienti ottengono oggi lunghi periodi di controllo clinico con una buona qualità di vita.

6. Resistenza ai farmaci e prospettive future

Come accade per molte terapie mirate, anche nei tumori RET-positivi possono comparire meccanismi di resistenza. Le cellule tumorali possono sviluppare nuove mutazioni che impediscono il legame efficace del farmaco con RET.

Tra i principali meccanismi di resistenza sono state descritte mutazioni solvent-front e l’attivazione di pathway alternativi. Per questo motivo la ricerca sta sviluppando nuove generazioni di inibitori RET in grado di superare tali resistenze.

Un altro aspetto importante riguarda la combinazione di terapie target con immunoterapia e altre strategie biologiche. La medicina di precisione sta rapidamente evolvendo verso trattamenti sempre più personalizzati.

7. Importanza dei test molecolari

L’identificazione delle alterazioni di RET è oggi essenziale per la gestione clinica dei pazienti oncologici. Le fusioni di RET non possono essere riconosciute solo con l’esame istologico tradizionale, ma richiedono tecniche di diagnostica molecolare.

Le metodiche più utilizzate includono Next Generation Sequencing (NGS), FISH e RT-PCR. Tra queste, l’NGS rappresenta oggi il metodo più completo perché consente di analizzare simultaneamente numerosi geni oncologici.

Per il paziente, effettuare un test molecolare significa avere la possibilità di accedere a terapie altamente efficaci e personalizzate. Questo rappresenta uno dei principali progressi dell’oncologia moderna.

Conclusioni

RET rappresenta uno dei più importanti esempi di oncogene targetabile in medicina moderna. La comprensione della sua biologia molecolare ha portato allo sviluppo di farmaci altamente selettivi capaci di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti.

Le fusioni di RET determinano un’attivazione costitutiva del recettore e una crescita tumorale continua. Tuttavia, proprio questa dipendenza biologica rende i tumori RET-positivi particolarmente sensibili agli inibitori selettivi.

L’accesso ai test molecolari e alle terapie target rappresenta oggi un elemento fondamentale per offrire ai pazienti cure sempre più efficaci, personalizzate e tollerabili.

Dott. ssa  Jessica Evangelista

Policlinico Universitario Agostino Gemelli – Roma

Riferimenti scientifici essenziali
– Drilon A et al. Selpercatinib in Patients with RET Fusion–Positive Non–Small-Cell Lung Cancer. NEJM.
– Subbiah V et al. Pralsetinib for RET-altered cancers. Lancet Oncology.
– NCCN Guidelines NSCLC.
– ESMO Clinical Practice Guidelines.

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