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per la lotta al cancro del polmone

Quando la stanchezza non passa: capire la fatigue nel tumore del polmone

Introduzione

Molti pazienti con tumore del polmone descrivono una sensazione difficile da spiegare con una sola parola. Non è semplicemente “stanchezza”. È una sensazione persistente di esaurimento fisico e mentale che non migliora con il riposo e che può rendere difficili anche attività quotidiane molto semplici: salire una rampa di scale, fare la spesa, concentrarsi su una conversazione o portare a termine attività che prima della malattia risultavano automatiche.
Questa condizione è definita fatigue oncologica (cancer-related fatigue) ed è uno dei sintomi più frequenti in oncologia. Diversi studi condotti sul tumore del polmone mostrano che può interessare tra il 50% e l’80% dei pazienti nel corso della malattia. La frequenza tende ad aumentare durante i trattamenti e può persistere anche dopo la conclusione delle terapie.
A differenza della stanchezza “normale”, la fatigue oncologica non è proporzionale allo sforzo e spesso non migliora con il riposo. Può coinvolgere contemporaneamente la dimensione fisica, cognitiva ed emotiva: affaticamento muscolare, difficoltà di concentrazione, riduzione della motivazione e sensazione di energia costantemente ridotta.
Per questo motivo oggi la fatigue è considerata non solo un sintomo, ma una vera e propria condizione clinica multidimensionale che merita attenzione specifica durante tutto il percorso oncologico.

La fisiopatologia della Fatigue Oncologica

La fatigue oncologica è il risultato di diversi meccanismi biologici e fisiologici che interagiscono tra loro. Non esiste una sola causa, ma piuttosto una combinazione di processi legati alla malattia, alla risposta dell’organismo e agli effetti dei trattamenti.

Infiammazione sistemica
Uno dei meccanismi più studiati riguarda l’infiammazione sistemica cronica associata alla presenza del tumore. Il sistema immunitario produce molecole infiammatorie, chiamate citochine, tra cui interleuchina-6 (IL-6), tumor necrosis factor alfa (TNF-α) e proteina C-reattiva (CRP).
Queste molecole possono influenzare il metabolismo energetico e agire anche sul sistema nervoso centrale. Il risultato è una risposta biologica allo stress infiammatorio chiamata sickness behaviour, caratterizzata da riduzione dell’attività, perdita di energia e affaticamento persistente.

Alterazioni del metabolismo energetico
Un secondo elemento riguarda il metabolismo energetico cellulare. Nei pazienti oncologici possono verificarsi alterazioni della funzione mitocondriale, cioè dei sistemi cellulari responsabili della produzione di energia.
La ridotta efficienza mitocondriale comporta una minore produzione di ATP, la principale fonte energetica delle cellule. Questo significa che l’organismo dispone di meno energia disponibile per sostenere le attività quotidiane, rendendo più difficile tollerare anche sforzi moderati.

Sarcopenia e composizione corporea
Un ulteriore fattore è la sarcopenia, che, come avevamo definito nel precedente articolo, rappresenta la perdita progressiva di massa e forza muscolare. Nei pazienti con tumore del polmone la sarcopenia può essere presente fino al 40–50% dei casi, anche negli stadi iniziali della malattia.
La riduzione della massa muscolare comporta una minore capacità di generare forza e una maggiore percezione di fatica durante lo sforzo. Inoltre, il muscolo scheletrico stesso svolge un ruolo importante nel metabolismo energetico e nella regolazione dell’infiammazione sistemica.

Effetti sul sistema nervoso centrale
L’infiammazione sistemica e le alterazioni metaboliche possono influenzare anche il sistema nervoso centrale. Alcuni studi suggeriscono che le citochine infiammatorie possono alterare il funzionamento dei neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’energia e della motivazione.
Questo contribuisce a sintomi come:
• difficoltà di concentrazione
• rallentamento cognitivo
• riduzione dell’iniziativa
• affaticamento mentale.
In altre parole, la fatigue oncologica è il risultato dell’interazione tra biologia della malattia, risposta dell’organismo e condizione funzionale del paziente.

fatigue nel tumore del polmone

Fatigue nel paziente chirurgico

Nei pazienti sottoposti a chirurgia per tumore del polmone, la fatigue rappresenta uno dei sintomi più frequentemente riportati nei mesi successivi all’intervento.
La resezione polmonare comporta inevitabilmente una riduzione temporanea della capacità funzionale e della tolleranza allo sforzo. Nei primi mesi dopo l’intervento molti pazienti riferiscono una sensazione di affaticamento durante attività che prima della diagnosi risultavano semplici, come salire le scale o camminare per lunghi tratti.
Questo fenomeno è in parte legato alla riduzione della funzione respiratoria e alla perdita temporanea di condizionamento fisico che può accompagnare il periodo perioperatorio.
Diversi studi hanno mostrato che la riduzione della capacità funzionale nel periodo perioperatorio è associata alla qualità di vita (QOL) nei mesi successivi alla chirurgia. In particolare, come riportato in precedenza, parametri come la distanza percorsa al test del cammino di 6 minuti (6MWT) riflettono la capacità dell’organismo di sostenere uno sforzo e possono essere correlati alla percezione di fatigue.
È importante sottolineare che nella maggior parte dei pazienti la fatigue tende a migliorare progressivamente nel corso dei mesi successivi all’intervento, parallelamente al recupero della capacità funzionale.

Fatigue durante terapie mediche e radioterapia

La fatigue è molto frequente anche nei pazienti sottoposti a trattamenti oncologici sistemici o radioterapia.
Durante la chemioterapia diversi fattori possono contribuire alla comparsa della fatigue:
• anemia
• alterazioni metaboliche
• infiammazione sistemica
• riduzione dell’attività fisica.
Anche l’immunoterapia e le terapie target possono essere associate a stanchezza persistente. In questi casi, nei questionari di QOL compilati dai pazienti, la fatigue è spesso tra i sintomi più frequentemente riportati durante il trattamento.
La radioterapia può contribuire anch’essa alla fatigue attraverso meccanismi legati alla risposta infiammatoria dell’organismo e al dispendio energetico associato alla riparazione dei tessuti irradiati.
Un altro aspetto molto importante da considerare è che, in molti pazienti, la fatigue non compare isolatamente, ma fa parte di gruppi di sintomi (symptom clusters) che includono dolore, disturbi del sonno e riduzione dell’energia. Questi sintomi possono influenzarsi e potenziarsi a vicenda, amplificando l’impatto complessivo sulla QOL.
Per tale motivo, con il progressivo miglioramento delle terapie oncologiche e l’allungamento della sopravvivenza in molti pazienti con neoplasia polmonare, la gestione della fatigue sta assumendo un ruolo sempre più importante nel percorso di cura.

Cosa può aiutare davvero

Negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato che alcuni interventi possono contribuire a ridurre la fatigue oncologica o a limitarne l’impatto sulla vita quotidiana.

Attività fisica
L’attività fisica rappresenta sicuramente uno degli strumenti più efficaci. I programmi di esercizio adattato hanno mostrato di migliorare sia la capacità funzionale sia la QOL nei pazienti oncologici. Non si tratta di svolgere attività intense o agonistiche, ma di mantenere un livello regolare di attività compatibile con le proprie condizioni.
Esempi di attività utili includono:
• camminare a passo sostenuto per 20–30 minuti al giorno
• utilizzare una cyclette
• eseguire esercizi di rinforzo muscolare leggero
• partecipare a programmi di riabilitazione respiratoria.

Qualità del sonno
Anche la qualità del sonno gioca un ruolo importante. Ritmi di sonno regolari, esposizione alla luce naturale durante il giorno e limitazione dell’uso di dispositivi elettronici nelle ore serali possono contribuire a migliorare il riposo notturno.

Nutrizione e massa muscolare
La nutrizione rappresenta un altro elemento fondamentale. Un adeguato apporto proteico e un’alimentazione equilibrata aiutano a preservare la massa muscolare e a sostenere il metabolismo energetico.

Come già anticipato nel precedente articolo, il supporto dei familiari e dei caregiver ha un ruolo fondamentale anche nell’ambito della fatigue: bisogna aiutare e incoraggiare il paziente ad adottare un’attività fisica regolare e un’alimentazione adeguata per prevenire la stanchezza e migliorare la tolleranza ai sintomi.

fatigue nel tumore del polmone

Conclusioni

La fatigue oncologica non è semplicemente una stanchezza inevitabile legata alla malattia. È un sintomo complesso, con basi biologiche e funzionali ben definite, che può influenzare in modo significativo la QOL dei pazienti.
Riconoscerla e affrontarla attivamente rappresenta una parte importante del percorso di cura. Così come le terapie oncologiche mirano a controllare la malattia, gli interventi orientati alla funzione fisica, alla riabilitazione e allo stile di vita possono contribuire a preservare l’autonomia e l’energia nel tempo. In questo senso, la gestione della fatigue costituisce parte integrante di un approccio moderno alla cura del tumore polmonare, orientato non solo alla sopravvivenza, ma anche alla qualità del tempo vissuto.


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Dr. Giovanni Leuzzi
Division of Thoracic Surgery
Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori
Milan – Italy

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