Il fumo di sigaretta: il primo fattore di rischio su cui possiamo davvero agire
13 Giugno 2026
Quando parliamo di prevenzione, esiste un punto di partenza che vale più di ogni altro: smettere di fumare. Non per moralismo, ma per una ragione di numeri.
In Italia il fumo è responsabile di oltre 90.000 morti l’anno ed è la principale causa di morte evitabile.
Nell’Unione Europea il tabacco resta il più grande fattore di rischio evitabile per la salute, con circa 700.000 decessi ogni anno, e nel mondo causa più di 7 milioni di morti, a cui si aggiungono 1,3 milioni di decessi legati al fumo passivo.
Oltre al costo umano, il tabagismo pesa sul nostro Paese per circa 26 miliardi di euro l’anno tra spese sanitarie e costi sociali.
Non riguarda solo i polmoni
È utile chiarire un equivoco diffuso: il fumo non “fa male solo ai polmoni”.
È un fattore di rischio sistemico.
Danneggia i vasi sanguigni e accelera l’aterosclerosi, aumentando il rischio di infarto e ictus.
È la causa principale della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).
Ed è coinvolto in numerosi tumori, non solo polmonari.
Smettere di fumare è quindi l’unico gesto che protegge contemporaneamente cuore, cervello, vie respiratorie e diversi altri organi.
Il tumore del polmone in cifre
Resta la neoplasia in cui il legame con il fumo è più stretto.
Nel 2025 in Italia si stimano circa 43.500 nuovi casi di tumore del polmone e la sopravvivenza a cinque anni resta, purtroppo, una sfida aperta.
C’è però un segnale incoraggiante ma al tempo stesso d’allarme: negli ultimi dieci anni i decessi per questo tumore sono diminuiti del 24%, soprattutto grazie al calo del fumo tra gli uomini, mentre tra le donne i nuovi casi sono in netto aumento.
La prevenzione non è dunque una battaglia vinta: ancora oggi circa un italiano su quattro fuma.
La buona notizia: smettere si può, e non si è soli
Smettere di fumare produce benefici a qualunque età: prima si smette maggiore è il guadagno in salute e qualità di vita.
Già a poche settimane dalla cessazione migliorano respiro e circolazione, e nel giro di alcuni anni il rischio cardiovascolare si avvicina a quello di chi non ha mai fumato.
La forza di volontà aiuta, ma da sola ha tassi di successo bassi: i percorsi strutturati, che uniscono supporto comportamentale e farmaci, moltiplicano le probabilità di riuscita.
Su questo fronte c’è una novità importante per i fumatori italiani.
Da marzo 2026 la citisina, in formulazione industriale, è rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale per i fumatori maggiorenni che accedono ai Centri Antifumo, con prescrizione medica e all’interno di un percorso strutturato. È una molecola inclusa dal 2025 tra i farmaci essenziali dell’OMS, con un’efficacia paragonabile ai trattamenti di riferimento e un buon profilo di tollerabilità. Restano disponibili anche le terapie sostitutive della nicotina (cerotti, gomme, spray) e il bupropione.
Il messaggio pratico è semplice: chi desidera smettere può rivolgersi a un Centro Antifumo della propria ASL, dove riceverà una valutazione personalizzata e l’accompagnamento giusto.
Smettere di fumare è la singola decisione che fa più bene ai nostri polmoni — e a tutto il resto del corpo.

Dott. Pier Valerio Mari
Specialista Pneumologo
S. Carlo di Nancy (Roma)


