ALCASE Italia
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per la lotta al cancro del polmone

Quello che respiriamo senza accorgercene: inquinamento e polveri sottili

11 Settembre 2026

«Tanto ormai l’aria è così dappertutto.»

«Io non fumo, quindi i miei polmoni sono a posto.»

Ogni giorno inaliamo diverse migliaia di litri d’aria. È l’unica sostanza che introduciamo nell’organismo senza sceglierla, senza leggere un’etichetta, senza poterne fare a meno nemmeno per pochi minuti. Vale la pena chiedersi che aria sia.

Dal 2013 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classifica l’inquinamento atmosferico esterno, e in particolare il particolato, come cancerogeno certo per l’uomo. Non è un’opinione ambientalista: è una valutazione scientifica basata su decenni di studi condotti su milioni di persone.

Perché il particolato conta più di altro

Quando si parla di qualità dell’aria si citano molte sigle. Le due che riguardano più da vicino i polmoni sono PM10 e PM2.5, dove il numero indica il diametro delle particelle in micrometri.

La differenza non è di poco conto:

• il PM10 viene in gran parte trattenuto dalle vie aeree superiori, dove il muco e le ciglia svolgono la loro funzione di filtro;

• il PM2.5 è tanto piccolo da superare queste difese e raggiungere gli alveoli, la zona dove avviene lo scambio dei gas;

• le particelle ultrafini possono attraversare la barriera alveolare e passare nel circolo sanguigno.

Una volta arrivate in profondità, queste particelle sostengono infiammazione cronica e stress ossidativo. Le conseguenze documentate riguardano l’apparato respiratorio — riacutizzazioni di asma e BPCO, declino accelerato della funzione respiratoria, aumento del rischio di tumore del polmone — ma anche il cuore e i vasi, con un aumento degli eventi cardiovascolari nei giorni di picco.

Gli effetti sono più marcati in chi ha già una malattia respiratoria, nei bambini, nelle persone anziane e in chi vive o lavora lungo arterie ad alto traffico.

Cosa si può fare, concretamente

Su questo tema è onesto riconoscere un limite: la partita si gioca soprattutto sulle politiche di mobilità, riscaldamento e pianificazione urbana, non sulle scelte del singolo. Ma un margine individuale esiste, ed è concreto.

Consultare i bollettini : le ARPA regionali pubblicano quotidianamente i valori di PM10 e PM2.5. Sapere che oggi è una giornata critica permette di riorganizzare le attività all’aperto;

Scegliere dove muoversi : correre o pedalare lungo una strada trafficata nell’ora di punta annulla buona parte del beneficio dell’esercizio. Un parco, o la stessa strada in un altro momento della giornata, cambiano l’esposizione in modo sostanziale;

Ventilare con criterio : arieggiare gli ambienti serve, ma è più efficace farlo nelle ore di minor traffico, con aperture brevi e complete;

Non trascurare l’aria interna : fumo di sigaretta, stufe e camini a legna, cotture prolungate senza cappa aspirante producono concentrazioni di particolato che spesso superano quelle esterne. È l’aspetto su cui abbiamo il controllo maggiore, ed è quello a cui pensiamo di meno.

Il legame con il tumore del polmone

C’è una ragione precisa per cui questo tema trova posto in una rubrica dedicata alla salute dei polmoni.

L’inquinamento atmosferico è uno dei principali fattori di rischio riconosciuti per il tumore del polmone tra le persone che non hanno mai fumato — una quota di casi che nella pratica clinica incontriamo con frequenza crescente e che merita attenzione.

Per chi ha fumato o fuma, l’esposizione ambientale si somma a un rischio già presente. E per chi ha superato un tumore del polmone o convive con una malattia respiratoria cronica, ridurre l’esposizione significa proteggere una funzione respiratoria che è già stata messa alla prova.

Un’ultima considerazione

L’inquinamento è il fattore di rischio che genera più fatalismo: troppo grande, troppo lontano dalle nostre possibilità.

È comprensibile, ma è anche una semplificazione. Le concentrazioni a cui siamo esposti dipendono anche da dove camminiamo, quando ventiliamo, cosa bruciamo dentro casa.

Non possiamo scegliere l’aria della città in cui viviamo. Possiamo però conoscerla, e adattare a essa alcune scelte quotidiane: è già una forma di protezione.

Dott. Pier Valerio Mari

Specialista Pneumologo

S. Carlo di Nancy (Roma)

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