Il radon: il rischio che non si vede, ma si può misurare
28 Agosto 2026
«In casa mia l’aria è buona.»
«È una cosa che riguarda le centrali nucleari, non certo il mio appartamento.»
Il radon è un gas radioattivo di origine naturale: nasce dal decadimento dell’uranio presente nel suolo e nelle rocce, risale attraverso il terreno e penetra negli edifici da crepe, giunzioni, passaggi di tubature. È incolore, inodore, insapore. Non provoca sintomi, non lascia tracce, non si avverte in alcun modo. Proprio per questo viene ignorato.
Eppure l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro lo classifica come cancerogeno certo per l’uomo, e rappresenta la seconda causa di tumore del polmone dopo il fumo di sigaretta. Tra le persone che non hanno mai fumato, è la prima.
Perché non va ignorato
Quando il radon viene inalato, i suoi prodotti di decadimento si depositano sulle pareti delle vie aeree ed emettono radiazioni che danneggiano nel tempo il DNA delle cellule bronchiali. È un’esposizione silenziosa e prolungata, che agisce nell’arco di anni.
Alcuni elementi rendono l’esposizione più probabile:
• abitazioni con locali al piano terra, seminterrati o interrati, dove il gas si accumula più facilmente;
• edifici situati in aree geologiche a maggiore potenziale radon, individuate dalle Regioni;
• ambienti poco ventilati, soprattutto nei mesi freddi con le finestre chiuse;
• alcuni materiali da costruzione di origine vulcanica.
Un punto merita particolare attenzione: nei fumatori e negli ex fumatori il rischio legato al radon non si somma semplicemente a quello del fumo, ma lo moltiplica. Le due esposizioni si potenziano a vicenda. Chi fuma e vive in un ambiente con concentrazioni elevate si trova quindi in una condizione di rischio sensibilmente maggiore rispetto a quanto le due esposizioni comporterebbero separatamente.
Misurare: semplice, economico, risolutivo
A differenza di molti altri fattori di rischio, il radon ha una caratteristica preziosa: si misura con precisione, e la misura costa poco.
• Dosimetri passivi : piccoli rilevatori, grandi quanto un tappo, che si posizionano nei locali di soggiorno e nelle camere da letto e si lasciano lì, senza alimentazione né manutenzione;
• Durata annuale : poiché la concentrazione varia molto tra estate e inverno, la misura valida è quella della media annua, ottenuta con due periodi consecutivi di sei mesi;
• Mappe regionali : le ARPA pubblicano la classificazione del territorio e l’elenco delle aree prioritarie, un primo orientamento utile prima ancora di misurare;
• Analisi in laboratorio : i rilevatori vengono restituiti a un organismo di misura riconosciuto, che rilascia il valore in Becquerel per metro cubo (Bq/m³).
Il decreto legislativo 101/2020 fissa il livello di riferimento a 300 Bq/m³ per le abitazioni esistenti e i luoghi di lavoro, e a 200 Bq/m³ per le abitazioni costruite a partire dal 2025.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di puntare più in basso, verso i 100 Bq/m³, ricordando che non esiste una soglia sotto la quale il rischio sia nullo: più bassa è la concentrazione, meglio è.
Se il valore è alto, si interviene
Superare il livello di riferimento non è una condanna: è l’inizio di un percorso tecnico ben codificato.
Gli interventi disponibili sono efficaci e spesso meno invasivi di quanto si immagini: ventilazione più efficace dei locali, ventilazione del vespaio, sigillatura delle vie di ingresso del gas, depressurizzazione del suolo mediante un pozzetto collegato a un aspiratore.
La normativa ha introdotto una figura specifica, l’esperto in interventi di risanamento radon, a cui rivolgersi per progettare la soluzione più adatta all’edificio.
Dopo il risanamento si ripete la misura, per verificare che il risultato sia stato raggiunto.
Perché parlarne qui
In una rubrica dedicata alla salute dei polmoni il radon occupa un posto particolare. È infatti uno dei pochissimi fattori di rischio per il tumore del polmone che si possono conoscere con esattezza e ridurre in modo permanente, con un intervento una tantum sull’abitazione. Non richiede forza di volontà, non chiede di cambiare abitudini quotidiane: chiede soltanto di essere cercato.
Vale la pena valutare una misurazione se si abita al piano terra o in un locale interrato, se la propria zona è classificata a maggiore potenziale radon, se si fuma o si è fumato, o semplicemente se non lo si è mai fatto e si desidera saperlo.
Il radon non si vede e non si sente. Ma è una delle poche minacce alla salute dei nostri polmoni che possiamo trasformare, con un gesto semplice, da incognita a dato conosciuto.

Dott. Pier Valerio Mari
Specialista Pneumologo
S. Carlo di Nancy (Roma)


