ALCASE Italia
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per la lotta al cancro del polmone

Toracotomia, chirurgia toracoscopica e chirurgia robotica: cambia davvero la qualità di vita dopo l’intervento?

Introduzione

Negli ultimi anni la chirurgia del tumore del polmone è stata profondamente trasformata dall’introduzione delle tecniche mini-invasive. Sempre più spesso, durante una visita specialistica, la discussione si concentra sulla scelta tra toracotomia, chirurgia toracoscopica (VATS) e chirurgia robotica (RATS).
Molti pazienti arrivano alla visita con idee già molto precise. Alcuni sono convinti che il robot rappresenti necessariamente la soluzione migliore. Altri temono che un intervento eseguito attraverso piccole incisioni possa essere meno efficace rispetto alla chirurgia tradizionale.

In realtà, la domanda più importante non è quale tecnologia venga utilizzata in sala operatoria. La vera domanda è: come starò dopo l’intervento?

Come abbiamo discusso nei precedenti articoli, la qualità di vita (QOL) rappresenta oggi uno degli indicatori più importanti per valutare il successo di un trattamento oncologico. Non basta sapere se il tumore è stato rimosso completamente. È altrettanto importante comprendere quanto dolore avrà il paziente, quanto rapidamente recupererà la propria autonomia, quando potrà tornare a svolgere le normali attività quotidiane e quale sarà l’impatto dell’intervento sulla funzione respiratoria.

Per rispondere a queste domande, negli ultimi vent’anni sono stati condotti numerosi studi che hanno analizzato direttamente ciò che i pazienti riferiscono dopo la chirurgia. Questi studi utilizzano strumenti validati, noti come Patient-Reported Outcomes (PROs), che consentono di misurare sintomi e QOL direttamente dal punto di vista del paziente.

Tra i questionari più utilizzati troviamo l’EORTC QLQ-C30, sviluppato per i pazienti oncologici, il modulo polmonare QLQ-LC13 e il questionario SF-36. Il dolore viene spesso valutato mediante la Visual Analog Scale (VAS), una scala da 0 a 10 nella quale il paziente indica direttamente l’intensità del sintomo. Grazie a questi strumenti possiamo misurare in modo più accurato l’impatto reale della chirurgia sulla vita quotidiana dei pazienti.

La qualità di vita segue una traiettoria prevedibile

Esiste un aspetto che emerge con sorprendente costanza da quasi tutti gli studi pubblicati. La QOL peggiora dopo l’intervento. Può sembrare una conclusione ovvia, ma in realtà è un concetto fondamentale. Spesso i pazienti immaginano la chirurgia come un evento puntuale: il tumore viene rimosso e inizia immediatamente la fase di guarigione. In realtà il recupero è un processo graduale.

Nelle prime settimane dopo una resezione polmonare si osserva quasi sempre una riduzione della funzione fisica, un aumento della fatigue, una limitazione delle attività quotidiane e, naturalmente, la comparsa di dolore postoperatorio.

La domanda clinicamente rilevante non è quindi se il paziente starà peggio a 30 giorni. Questo accade praticamente in tutti i casi. La domanda importante è quanto rapidamente riuscirà a recuperare.

Ed è proprio qui che l’approccio chirurgico sembra fare la differenza.

qualità di vita dopo intervento

Meno dolore, più movimento

Uno dei vantaggi più frequentemente osservati della chirurgia mini-invasiva riguarda il dolore postoperatorio. La toracotomia richiede un’apertura più ampia della parete toracica e comporta inevitabilmente un maggiore trauma muscolare e nervoso. Gli approcci mini-invasivi, al contrario, riducono l’entità dell’accesso chirurgico e limitano l’impatto sulla parete toracica.

In diversi studi, i pazienti sottoposti a VATS riportano valori medi di VAS inferiori rispetto alla toracotomia nelle prime settimane e nei primi mesi dopo l’intervento, con differenze clinicamente rilevabili. Questo aspetto non deve essere sottovalutato. Il dolore non rappresenta soltanto un sintomo fastidioso. Può limitare la respirazione profonda, rendere più difficile tossire efficacemente, compromettere il sonno e ridurre la mobilizzazione precoce. In altre parole, il dolore influenza direttamente il recupero funzionale.

Diversi studi hanno inoltre evidenziato una minore incidenza di dolore cronico persistente nei pazienti sottoposti a chirurgia mini-invasiva. Sebbene questo problema possa verificarsi con qualsiasi approccio, la riduzione del trauma chirurgico sembra contribuire a limitarne la frequenza e l’intensità.

Recuperare non significa soltanto guarire

Come abbiamo discusso negli articoli dedicati alla fatigue e alla riserva funzionale, il recupero non è un concetto binario. Non si tratta semplicemente di essere guariti o non guariti, ma di recuperare progressivamente la propria capacità di svolgere attività significative per la propria vita.

Dopo una resezione polmonare, il recupero non coincide necessariamente con la guarigione della ferita chirurgica. Recuperare significa tornare a camminare senza limitazioni importanti, salire le scale, uscire di casa, guidare, fare attività fisica e mantenere la propria indipendenza.

In questo contesto, la QOL rappresenta uno strumento prezioso perché consente di misurare aspetti che spesso sfuggono alle tradizionali valutazioni cliniche. Due pazienti possono infatti avere lo stesso decorso postoperatorio e la stessa TAC di controllo, ma sperimentare livelli molto diversi di energia, autonomia e benessere generale.

In numerosi studi, i pazienti operati mediante VATS hanno mostrato un recupero più rapido della funzione fisica rispetto ai pazienti sottoposti a toracotomia. Una revisione sistematica della letteratura ha evidenziato che la maggior parte degli studi disponibili documenta un vantaggio della chirurgia mini-invasiva nei domini legati alla funzione fisica e al dolore. Questo beneficio appare particolarmente evidente nei primi mesi dopo l’intervento, quando la differenza tra i vari approcci risulta maggiormente percepibile dal paziente.

Un dato particolarmente interessante è che molte di queste differenze tendono progressivamente a ridursi nel lungo termine. In altre parole, il principale vantaggio della chirurgia mini-invasiva non sembra essere tanto il punto di arrivo, quanto la velocità con cui il paziente riesce a raggiungerlo.

E la respirazione?

Per chi affronta una chirurgia polmonare, la funzione respiratoria rappresenta spesso la principale preoccupazione. Molti pazienti temono di non riuscire più a svolgere attività che fino a quel momento consideravano normali: camminare a passo sostenuto, fare una salita, praticare attività fisica o semplicemente portare la spesa.

Come abbiamo discusso nell’articolo dedicato alla dispnea, la percezione della respirazione dipende da molteplici fattori e non soltanto dalla quantità di polmone asportata. Anche il dolore, la capacità di movimento, il livello di attività fisica e persino fattori emotivi come ansia e paura dello sforzo possono influenzare significativamente il modo in cui il paziente percepisce il proprio respiro.

Per questo motivo, gli studi sulla QOL spesso evidenziano differenze tra gli approcci chirurgici che non sono necessariamente spiegate da variazioni della funzione polmonare misurata con la spirometria. In altre parole, due pazienti possono presentare risultati respiratori molto simili agli esami funzionali, ma percepire in modo diverso la propria capacità di svolgere le attività quotidiane.

Una riduzione del dolore postoperatorio e un recupero più rapido della mobilità possono quindi tradursi indirettamente in una migliore percezione della funzione respiratoria nelle settimane successive all’intervento, favorendo un ritorno più precoce alle normali attività.

RATS e VATS: una sfida ancora aperta

Negli ultimi anni la chirurgia robotica ha attirato grande attenzione sia da parte dei professionisti sia da parte dei pazienti. La tecnologia robotica offre indubbi vantaggi tecnici: una visione tridimensionale del campo operatorio, strumenti altamente articolati e una notevole precisione dei movimenti.

Tuttavia, quando si analizzano gli esiti riferiti direttamente dai pazienti, il quadro appare meno netto.

Gli studi che hanno confrontato la QOL dopo RATS e dopo VATS mostrano generalmente risultati molto simili. Entrambi gli approcci consentono una rapida ripresa funzionale, una riduzione del dolore rispetto alla toracotomia e un buon recupero della QOL.

Un aspetto particolarmente interessante è che molte delle differenze osservate nelle prime settimane tendono progressivamente a ridursi nel tempo. Alcuni studi longitudinali hanno mostrato che, a distanza di alcuni mesi dall’intervento, i punteggi relativi alla funzione fisica, al dolore e alla QOL globale risultano sostanzialmente sovrapponibili tra VATS e chirurgia robotica.

Ad oggi non esistono evidenze definitive che dimostrino una chiara superiorità della chirurgia robotica rispetto alla VATS dal punto di vista dei sintomi percepiti dal paziente.

Questo non significa che le due tecniche siano equivalenti in ogni situazione. Significa però che, per il paziente, l’esperienza del team chirurgico, la corretta selezione del caso e la qualità del percorso perioperatorio sono probabilmente più importanti della piattaforma tecnologica utilizzata.

In altre parole, il robot rappresenta uno strumento estremamente sofisticato, ma non sostituisce l’esperienza clinica né garantisce automaticamente un migliore risultato funzionale. Per il paziente, la differenza tra un buon intervento e un ottimo intervento dipende spesso più dall’esperienza del team e dalla qualità del percorso di cura che dalla tecnologia utilizzata.

Il ruolo dell’età e della riserva funzionale

qualità di vita dopo intervento Un altro risultato interessante riguarda i pazienti anziani.

Tradizionalmente si riteneva che l’età avanzata fosse inevitabilmente associata a un peggiore recupero postoperatorio.

Studi più recenti suggeriscono invece una realtà più articolata.

Molti pazienti anziani adeguatamente selezionati riescono infatti a recuperare una buona QOL e a mantenere la propria autonomia anche dopo interventi maggiori.
Ancora una volta emerge un concetto che abbiamo già affrontato parlando di riserva funzionale.

Non è l’età anagrafica a determinare da sola la capacità di recupero, ma piuttosto l’insieme delle condizioni cliniche, della funzione respiratoria, delle comorbidità e del livello di attività fisica preoperatorio.

In poche parole, due pazienti della stessa età possono avere prospettive di recupero completamente diverse.

Guardare oltre la sala operatoria

Quando si parla di chirurgia mini-invasiva è facile concentrarsi esclusivamente sulla tecnica.

In realtà la QOL dipende da un insieme di fattori molto più ampio.

La gestione del dolore, la fisioterapia respiratoria, la mobilizzazione precoce, il supporto nutrizionale e la partecipazione attiva del paziente al percorso di recupero influenzano profondamente il risultato finale. L’intervento, quindi, rappresenta soltanto una fase di un percorso più lungo.

La moderna chirurgia toracica non mira semplicemente a rimuovere un tumore. Mira a consentire al paziente di tornare alla propria vita nel miglior modo possibile.

È per questo motivo che oggi non valutiamo più soltanto ciò che accade in sala operatoria, ma anche ciò che accade nei mesi successivi. Perché il successo di un trattamento non si misura esclusivamente con una TAC negativa o con una cicatrice più piccola. Si misura nella capacità di una persona di tornare a respirare, muoversi, lavorare, viaggiare e vivere con la maggiore autonomia possibile. Ed è proprio qui che la QOL (e la sua misurazione) diventa parte integrante della cura.

Dr. Giovanni Leuzzi
Division of Thoracic Surgery
Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori
Milan – Italy

REFERENCES

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Impact of video-assisted thoracoscopic lobectomy versus open lobectomy for lung cancer on recovery assessed using self-reported physical function: VIOLET RCT. Health Technol Assess. 2022 Dec;26(48):1-162.

Patient-Reported Outcomes of Video-Assisted Thoracoscopic Surgery Versus Thoracotomy for Locally Advanced Lung Cancer: A Longitudinal Cohort Study. Ann Surg Oncol. 2021 Dec;28(13):8358-8371

Quality of life outcomes after robotic-assisted and video-assisted thoracoscopic surgery for early-stage non-small cell lung cancer. JTCVS Open. 2025 Jan 21;24:383-393.

Changes in quality of life after lung surgery in old and young patients: are they similar? World J Surg. 2010 Apr;34(4):684-91

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