Quale trattamento con malattia in evoluzione dopo chemio-immunoterapia?
30 Settembre 2025
Buongiorno, professore,
A marzo del 2025, a seguito di un comune mal di schiena durato circa 3 mesi, durante i quali ho fatto fisioterapia, assunto antinfiammatori, contattato il medico di base più volte, sfinita dal continuo dolore vado dal medico di base e gli ho chiesto di prescrivermi una radiografia, perché sospettavo di avere qualcosa di più serio che non un semplice mal di schiena.
Dopo una radiografia del torace effettuata qualche giorno dopo, sono finita al pronto soccorso per un versamento pleurico di tutto il polmone sinistro.
Hanno analizzato il liquido e nei giorni successivi eseguito la broncoscopia e la tac con mdc.
L’esito è stato confermato: Adenocarcinoma polmonare stadio IV, metastatizzato alle ossa, con mutazione del gene KRAS Q61H.
Il PDL1 nel mio caso era 98%, pertanto ero compatibile solo con immunoterapia.
L’oncologa che mi ha seguito mi ha proposto di fare la terapia migliore nei casi come il mio, ovvero, 4 infusioni con carboplatino, pemetrexed e pembrolizumab.
Dopo 4 infusioni ho rifatto la tac con mdc ed i risultati erano entusiasmanti: la massa principale addirittura ridotta, le metastasi calcificate. Stavo bene.
Quindi dal 19 giugno ho proseguito solo con pembrolizumab.
A fine agosto ho iniziato ad avere dei dolori atroci alla schiena, prima nella zona lombare, poi alla altezza delle scapole, della clavicola, ovunque. Per un mese non sono riuscita nemmeno ad alzare un bicchiere di acqua. L’ oncologa mi ha dato paracetamolo e codeina ma le cose non sono cambiate e così sono arrivata alla tac del 22 settembre, in cui si è rivelato che purtroppo la sola immunotetapia ha fatto sì che la malattia andasse in progressione, evidenziando nuove metastasi alla scapola, vertebre, etc…
Dopo la constatazione che l’immunoterapia non è stata efficace con il mio corpo, mi è stato proposto di fare radioterapia antalgica, riprendere le infusioni come quelle iniziali con i farmaci chemioterapici, ma anche di partecipare allo studio di fase II IOV LUNG 2.
Mi sono stati spiegati i rischi di questo studio e onestamente non credo che il mio corpo in questo momento possa reggere a tali sollecitazioni, tra cui la peggiore è la sepsi. Pertanto al più presto dovrò prendere una decisone. Altrimenti la mia malattia potrà andare avanti ancora 6 mesi e poi sarà finita per me.
Nel frattempo sto facendo ricerche e ho visto che ci sono molti altri studi in corso ma non ho capacità medica per capire cosa sia più adatto a me.
Avrei voluto fare il vaccino con le cellule dendritiche a supporto delle terapie ma mi è stato detto che non sarebbe stato utile. Ora sto leggendo di tanti studi, dei raggi gamma knife, radioterapia tattica, epigenetica e terapie a bersaglio molecolare ma ho necessità di un aiuto per capire cosa sia meglio con un parere eterno e non coinvolto.
Ho trovato la vostra associazione e spero che possa essermi di aiuto.
Grazie.
Jlenia
Stim.ma Jlenia,
per i pazienti con malattia in evoluzione dopo chemioimmunoterapia la scelta migliore è la partecipazione a studi clinici, come quello proposto.
In alternativa il trattamento di riferimento è il taxotere, farmaco che comunque ha una certa tossicità e un’efficacia modesta.
La presenza della mutazione KRAS Q61H non consente di utilizzare, al momento, farmaci disponibili in pratica clinica.
Cordialmente
Federico Cappuzzo MD
Director Oncology and Hematology Department
Istituti Fisioterapici Ospitalieri – IFO -Roma



