ALCASE Italia
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per la lotta al cancro del polmone

Percorso clinico dopo durvalumab

1 Settembre 2026

Gent.mo prof. Cappuzzo,
il mio quesito è il seguente: nei pazienti con diagnosi di adenocarcinoma polmonare non oncogene addicted (IIIC), trattato con chemio-radio concomitante, seguita da 12 somministrazioni di durvalumab, secondo protocollo PACIFIC , non presentando in atto sintomi da tossicità del farmaco e avendo dimostrato stabilità ma di fatto ancora presenza di malattia al polmone con residuo captante alla PET, è corretto sospendere il trattamento?

Ho letto , infatti, che da protocollo non è possibile eseguire più di 12 somministrazioni di durvalumab, ma in questi casi non sarebbe più giusto sostituire con nuovo trattamento o forse nella pratica clinica si può proseguire l’immunoterapia?

Grazie mille.

Giuseppe

Buongiorno, Giuseppe.

La captazione PET, di per sé, non dimostra una ripresa di malattia e non giustifica la prosecuzione della terapia con durvalumab oltre 1 anno

(v. protocollo PACIFIC, che indica come durata massima del trattamento 12 mesi.)

Cordialmente

Federico Cappuzzo

Federico Cappuzzo MD
Director Oncology and Hematology Department
Istituti Fisioterapici Ospitalieri – IFO -Roma

Breve sintesi del dopo durvalumab estratta da ScienceDirect, grande piattaforma online che raccoglie e distribuisce articoli scientifici

1. Follow-up attivo (Stato di controllo)
Standard assoluto: Se la TAC mostra stabilità o riduzione del tumore, fermarsi è la scelta corretta.Il residuo captante alla PET: È normale che rimanga una minima attività (captazione) nelle aree trattate con radioterapia. Spesso non è tumore attivo, ma un’infiammazione immunitaria residua. Non va trattata se non cresce.

2. Sostituzione con altra immunoterapia Cross-resistenza: Se il tumore ha trovato un modo per “reggere” all’azione di un anti-PD-L1 (durvalumab), usare un farmaco simile (come pembrolizumab o nivolumab) non offre benefici, perché il meccanismo biologico di resistenza è lo stesso.
Tossicità: L’unica eccezione reale è il paziente che ha dovuto sospendere durvalumab a metà percorso per un effetto collaterale (es. una colite), ma il cui tumore stava rispondendo bene.

3. Terapie Target e nuova biopsia (NGS)
Evoluzione clonale: I tumori cambiano sotto la pressione delle terapie.
Rifare il profilo molecolare (tramite biopsia liquida sul sangue o nuova biopsia del tessuto) alla progressione è fondamentale per scovare mutazioni bersaglio che inizialmente non c’erano o non erano state viste.

4. Sperimentazioni Cliniche (I veri “nuovi trattamenti”)

Il protocollo dello studio PACIFIC ha aperto la strada a una nuova classe di pazienti (definiti appunto “post-durvalumab”). Oggi la ricerca si concentra su:
Anticorpi bispecifici: Farmaci che bloccano contemporaneamente il tumore (PD-L1) e la vascolarizzazione che lo nutre (VEGF).
Nuovi checkpoint: Farmaci diretti contro altre proteine che bloccano il sistema immunitario (come l’anti-TIGIT).

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