ALCASE Italia

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per la lotta al cancro del polmone

Quale terapia dopo progressione ad uno o più trattamenti “target”?

Quale terapia dopo progressione ad uno o più trattamenti “target”?

11 Aprile 2021

Buongiorno Professore.
Vorrei condividere brevemente la mia esperienza e l’evolversi delle ultime settimane.
A mia madre viene diagnosticato il 3/10/19 un carcinoma polmonare non a piccole cellule con 2 metastasi cerebrali.
In seguito viene richiesto una biopsia per capire se ci sono delle mutazione visto che mia madre non fuma, nè beve etc…
Il risultato ci presenta una mutazione EGFR esone 19, nonchè PDL 1 al 45 per cento.
A fine ottobre 2019, inizia la cura con il GIOTRIF, con buoni risultati, addirittura al 4 mese c’è una riduzione importante del tumore al polmone.

Fino a febbraio 2021, tutto regolare; il farmarco tiene sotto controllo il carcinoma e gli esami del sangue sono sempre stati regolari.

Purtroppo, in seguito, c’è una progressione della malattia, con tanto di metastasi ossee in alcune aree del corpo.

A questo punto l’oncologa ci propone, vista la resistenza al farmaco, di provare con l’immunoterapia con cicli da fare ogni 21 gg.

terapia dopo progressionePartendo dal presupposto che chiaramente non sono un medico, ho però delle idee e pensieri grazie anche al gruppo “Sconfiggiamo il cancro del polmone“, dove leggo che in genere quando c’è una resistenza al farmaco a bersaglio molecolare, viene richiesta un’ulteriore biopsia per capire se ci sono altre mutazioni (tipo la mutazione T790M) in modo da poter continuare con altri tipi di farmaci biologici.

L’Oncologa ha escluso il proseguimento con farmaci a bersaglio per le condizioni cutanee di mia madre, specialmente una brutta dermatite nelle dita e qualche crosta in testa, motivando la scelta che, avendo anche altri farmaci a bersaglio gli stessi effetti collaterali, sia opportuno non continuare con i farmaci mirati per evitare di iniziare una cura e poi interromperla per effetti avversi.

Mi chiedo, però, se sia opportuno prima continuare con le terapie a bersaglio molecolare, visto anche la loro efficacia e poi come terza linea l’immunoterapia?

E’ importante credo a questo punto sentire anche un secondo parere, non crede?

Grazie per la sua attenzione e per il tempo dedicato.

Edwin

Stim. Edwin,

nei casi come quello presentato, indipendentemente dal fatto che vi sia tossicità cutanea, tra l’altro tipica dell’afatinib, è fortemente raccomandato effettuare una biopsia liquida per valutare la presenza della mutazione T790M, una delle possibili cause di resistenza e, se negativa, è raccomandato ripetere una biopsia del tumore.
I dati oggi disponibili mostrano chiaramente come l’immunoterapia sia del tutto inefficace in questi pazienti e dunque non è indicata.
Generalmente offriamo l’immunoterapia solo se non abbiamo alcuna altra possibilità di trattamento.

oncologia polmonare

Cordialmente

Federico Cappuzzo MD
Director Oncology and Hematology Department

2024-06-02T18:42:38+00:00

33 Commenti

  1. edwin ken john stefanelli mamani padilla 13 Aprile 2021 al 4:43 pm - Rispondi

    Gentile Dott. Cappuzzo,

    La ringrazio per il preziosissimo consulto, alla fine l’oncologa ci ha richiesto la biopsia liquida.

    Auguriamoci di trovare la mutazione t790m.

    Grazie di cuore.

  2. Gianfranco Buccheri 23 Aprile 2021 al 7:24 pm - Rispondi

    RICEVIAMO, INOLTRIAMO ALL’ESPERTO & PUBBLICHIAMO:

    “Buongiorno dottore, la domanda che volevo porre è la seguente. Adenocarcinoma polmonare, IV grado, metastasi epatiche, ossee, linfonodi. Alk positivo, pdl1 90%. Diagnosi nel 2019 trattato già con due farmaci a bersaglio molecolare (alectinib e lornatinib) che hanno avuto entrambi un’efficacia di pochi mesi a causa della progressione delle metastasi epatiche. Adesso dopo chemio cisplatino+pemetrexed è in terapia di mantenimento di solo pemetrexed. Mi chiedevo se in caso di progressione della malattia si potrebbe tornare ad un farmaco biologico, magari in combinazione con chemioterapia. È presente mutazione P53. Grazie. Valentina”

    ___________________________________________________________

    Gentile signora, è evidente che la malattia sembra essere poco sensibile alle terapie biologiche e non vi sono al momento dati che supportino l’uso della chemioterapia insieme a un farmaco biologico, soprattutto dopo tutte le terapie che il paziente ha già ricevuto…
    Federico Cappuzzo

  3. Federica 13 Luglio 2021 al 7:06 pm - Rispondi

    Gentile dottore,
    grazie in anticipo per il tempo che spenderà nel leggere il mio messaggio.
    Mia madre, 72 anni, ha scoperto nel giugno 2018 di avere un adenocarcinoma polmonare non a piccole cellule al quarto stadio a seguito di una trasformazione (colore, ingrossamento ecc) di un linfonodo inguinale da cui sono partite varie analisi che hanno condotto alla diagnosi. È risultata EGFR positiva e ha subito iniziato col Tarceva, il cui uso è continuato (con ausilio anche, tra dicembre 2019 e maggio 2020 a seguito di minima progressione sempre e solo in sede polmonare, di alcune sedute di radioterapia stereotassica ai polmoni e altre di radioterapia ai linfonodi inguinali) fino ad agosto 2020 quando mamma ha iniziato ad avere febbre intermittente, dolori simil intercostali e una forte difficoltà respiratoria che inizialmente ci aveva anche fatto pensare al Covid (in quanto la tac di fine giugno 2020 risultava stabile). Invece, dopo 15 giorni di ospedalizzazione, la malattia è risultata in progressione e dopo un test di sangue inviato in America x la ricerca di ulteriori mutazioni, mamma ( che comunque nel frattempo aveva fatto a settembre 2020 una sola infusione di chemioterapia cisplatino e gemcitabina poichè la nostra dottoressa non voleva lasciarla scoperta da trattamento nell’attesa dei risultati del test) ha usato Tagrisso per vari mesi, con ottima risposta sulla parte liquida della malattia (versamento pleurico quasi del tutto sparito) ma con una risposta non troppo forte sulla parte solida. E così ad aprile 2021, a seguito sempre di piccole progressioni sempre localmente concentrate, ha iniziato chemio standard solo con dose ridotta al 60% per non affaticarla troppo. Ovviamente la sua qualità di vita è peggiorata, ha fatto 4 cicli ogni 21 giorni; nei giorni successivi sta male, segnala pesantezza fortissima alle gambe, difficoltà respiratoria, difficoltà nel mangiare ecc…
    Io vorrei sapere se secondo lei la chemio possa essere l’unica soluzione (dopo i primi due cicli ha fatto una tac che ha evidenziato una regressione della malattia) oppure se per caso esistono anche altri farmaci, magari in sperimentazione, o immunoterapia, che possano aiutarla a continuare a vivere con una qualità di vita migliore.
    Ho letto del Rozlytrek, senza capire però se in Italia già viene usato. Potrebbe essere valido per il suo caso?
    Grazie ancora per la cortese attenzione.
    Federica

    • Federico Cappuzzo 13 Luglio 2021 al 7:10 pm - Rispondi

      Gentile signora Federica,
      purtroppo ad oggi la chemioterapia è l’unico trattamento approvato al fallimento di tagrisso. Il Rozlytrek non trova alcuna indicazione in questo tipo di malattia.
      Federico Cappuzzo, MD

      • Clemente enselmi 23 Giugno 2022 al 1:38 pm - Rispondi

        Gentile professore adenocarcinoma 4 stadio non a piccole cellule sotto cura sperimentale con cobolimab + DOSTARLIMAB e Docetaxel e denosumab dopo 4 cicli regressione tumore principale è metastasi ossee , solo la metastasi al surrene aumenta di 1/2 millimetri a ogni controllo tac , che significa questo che la terapia non funziona per la metastasi surrenelica ? Quale potrebbe essere l’ alternativa un consiglio si dovrebbe trattare la metastasi con radioterapia o intervento chirurgico ?

        • Federico Cappuzzo 24 Giugno 2022 al 9:32 am - Rispondi

          L’aumento di dimensioni del surrene che descrive è davvero minimo. In genere non cambiamo la terapia se non ci sono segni certi di evoluzione.
          In caso di evoluzione solo al surrene una terapia locale può essere valutata.
          Cordialmente
          Federico Cappuzzo MD
          Director Oncology and Hematology Department

  4. Domenico 22 Settembre 2021 al 2:35 pm - Rispondi

    Buonasera dottore. Mia figlia all’età di 29 anni è stato diagnosticato un tumore al polmone al IV stadio pluri metastatico. Dopo aver fatto la biopsia è emersa una forte presenza della mutazione ALK. Lei ha assunto in prima linea il Crizotinib per circa 12 mesi, poi il Brigatinib per 8 mesi e il Lorlatinib da circa 4 anni. Nell’arco di questo tempo ha eseguito 3 biopsie tessutali ed altre liquide dove non sono emerse altre mutazioni..Da circa 6 mesi l’orlatinib ha cessato di avere effetto a livello epatico e l’oncologo che la segue, dott. Metro presso l’ospedale di Perugia, ha aggiunto delle chemio senza platino affinchè agiscano sul fegato. Dopo un primo periodo di risultati soddisfacenti le metastasi epatiche sono tornate a crescere e cosi si è effettuata la termoablazione per 2 volte a distanza di 3 mesi eliminando 4 metastasi più grandi. Le volevo chiedere se è possibile ancora il ricorso alla termoablazione e se lei ritenesse opportuno fare chemioterapia con un farmaco più potente e se allo stato attuale mia figlia potrebbe assumere altri farmaci mirati per la mutazione ALK. Mia figlia ha attualmente 34 anni e sono 6 anni che combatte contro questa malattia, godendo tuttavia di uno buono stato di vita quotidiana. La ringrazio per la sua eventuale risposta.
    Domenico

    • Federico Cappuzzo 22 Settembre 2021 al 2:37 pm - Rispondi

      Gent. Domenico,
      da quanto descritto, la paziente ha ricevuto tutte le linee possibili di farmaci anti ALK. La chemioterapia in questi casi è l’unica opzione possibile e se non precedentemente usato il platino è un farmaco da considerare.
      Difficile esprimere un parere sulla termoablazione che comunque è una terapia locale che non impatta sul controllo generale della malattia.
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  5. Tonietta D'Aurora 25 Novembre 2021 al 8:56 pm - Rispondi

    Buonasera dottore, ho scoperto di avere un adenocarcinoma polmonare nel 2015, trattato con 4 cicli di chemio. Poi, avendo la mutazione alk, secondo protocollo di allora ho iniziato crizotinib nel dicembre 2016 e ho fatto radioterapia stereotassica a una lesione encefalica di 8mm e dopo un anno al polmone. Tutto si è cronicizzato in poco tempo. Tre mesi fa la tac ha mostrato una lesione encefalica puntiforme, il mio dilemma è di fare radioterapia stereotassica monitorando la lesione perché troppo piccola per essere trattata ora o cambiare farmaco e passare ad alecensa? Grazie della sua attenzione. Tonia

    • Federico Cappuzzo 27 Novembre 2021 al 9:54 am - Rispondi

      Buongiorno a lei, signora.
      Da quanto descritto, mi sembra di capire che la lesione è così piccola da non poter essere trattata localmente.
      E’ ragionevole tenerla in stretto controllo effettuando la radioterapia stereotassica se dovesse aumentare di volume.
      Userei alecensa solo nel caso in cui la radioterapia da sola non fosse più in grado di controllare la malattia.
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  6. Alessia 8 Aprile 2022 al 10:02 am - Rispondi

    Salve gentile dottore.
    Mio padre è in cura con il farmaco Pembrolizumab da gennaio per un adenocarcinoma polmonare con mutazione k-ras e PDL 70%.
    Il 19 aprile farà la quinta infusione. Vorrei un suo parere su quando programmare tac e pet di controllo. C’è un numero preciso di sedute da fare prima?
    Spero vivamente che il farmaco stia facendo effetto, ma, se così non fosse, cosa ci consiglia di fare? Potrebbe iniziare la cura con il farmaco Sotorasib per la mutazione presente?
    La ringrazio per la risposta e La saluto cordialmente.

    • Federico Cappuzzo 8 Aprile 2022 al 10:03 am - Rispondi

      Cara Signora,
      in genere gli esami che consentono di definire la risposta alla terapia vengono fatti dopo 2-3 mesi dall’inizio del trattamento.
      Se malauguratamente la malattia dovesse progredire, le alternative sono la chemioterapia o si può valutare l’uso del sotorasib solo se la mutazione di KRAS è la G12C.
      Cordiali saluti
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  7. roberto 18 Giugno 2022 al 7:23 am - Rispondi

    La mia mamma, di 78 anni con adenocarcinoma al 4 stadio con metastasi, presenta mutazioni ergf esone 18 e pik3ca ( tumore ai polmoni). Le è stato proposto in prima linea il Tagrisso. Facendo qualche ricerca però mi è parso di capire che l’afatinib dia una risposta d’efficacia nel 71% dei casi vs il 58% di tagrisso, in più il psf risulta 10,7 mesi vs 8,2 a favore di afatinib, diminuendo le aspettative di vita di qualche mese, nonchè la risposta alla Terapia.
    Per questo mi chiedo cosa sia consigliabile fare: afatinib non potrebbe sviluppare la mutazione t790m, poi trattabile con tagrisso? Sarebbero 10,7 mesi di pfs+ quanti mesi di sopravvivenza con il t790m? In alternativa con tagrisso dopo 8,2 mesi mi rimarebbe l’opzione chemioterapia. Dopo 1 anno avremmo un evento infausto? E’ per cercare di capire la migliore terapia a step per la sopravvivenza dell’esone 18.
    La ringrazio.

    • Federico Cappuzzo 20 Giugno 2022 al 10:14 am - Rispondi

      L’attuale standard di cura è il tagrisso che è superiore rispetto agli inibitori di prima generazione. Nessuno studio ha confrontato tagrisso con afatinib ma afatinib non ha dimostrato di aumentare la durata di vita dei pazienti mentre tagrisso sì. Inoltre la tollerabilità di tagrisso è nettamente migliore rispetto ad afatinib. Pertanto alla domanda cosa preferire tra tagrisso e afatinib la risposta è senza alcun dubbio il tagrisso.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  8. Rita 17 Luglio 2022 al 4:12 pm - Rispondi

    Gentile dott. Cappuzzo,
    ho scoperto di avere un adenocarcinoma polmonare metastatico non operabile nel 2015.
    Egrf positiva e successivamente t790m come mutazione
    Quindi ho assunto per i primi 2 anni circa Tarceva e poi, dopo prima progressione e a seguito mutazione, il tagrisso.
    L’ultima Tac di giugno ha mostrato moderata progressione
    E mi hanno proposto una nuova biopsia per cercare nuova mutazione. Mi hanno detto che non è possibile fare radioterapia in quanto progressione su diversi linfonodi sparsi nel polmone. La mia domanda è la seguente:
    ma non esistono altri farmaci oltre il tagrisso che potrebbero essere utilizzati per la mia attuale mutazione? O quando si va in progressione significa che quella mutazione presente non c’è più?
    Grazie per la sua risposta.
    Rita

    • Federico Cappuzzo 17 Luglio 2022 al 4:13 pm - Rispondi

      Gentile Rita,
      purtroppo nella pratica clinica, e quindi al di fuori di programmi sperimentali, la chemioterapia è l’unica alternativa possibile al momento in cui tagrisso smette di funzionare. Di fatto l’identificazione di altre mutazioni non modifica le possibilità di trattamento. Esistono in Italia e anche nel nostro Istituto dei programmi alternativi che prevedono farmaci innovativi oltre alla chemioterapia.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  9. Layla 3 Agosto 2022 al 8:26 am - Rispondi

    Gentile dott.Capuzzo,
    a febbraio 2022 a mio marito è stato diagnosticato un adenocarcinoma polmonare al IV stadio, con metastasi ossee, epatiche e ai linfonodi, mutazione EGFR. Da marzo è in cura con Tagrisso, farmaco che gli è stato sospeso a maggio per circa 20 giorni a seguito di un’embolia polmonare. A metà luglio abbiamo rifatto Pet e dall’esito è uscito che si è ridotto l’addensamento polmonare, scomparse le metastasi ossee, epatiche e ai linfonodi che aveva a febbraio. Sono però comparsi alcuni nuovi noduli ai linfonodi e una nuova nodularità al fegato. Ha avuto inoltre un aumento del versamento pleurico (per questo l’oncologa ha deciso di fare toracentesi).
    Mi chiedo se la sospensione del Tagrisso possa aver causato la comparsa di nuovi noduli/metastasi e soprattutto la comparsa di queste nuove piccole metastasi può significare che il Tagrisso ha smesso di funzionare?

    La ringrazio per la.cortese attenzione.
    Un saluto
    Layla

    • Federico Cappuzzo 3 Agosto 2022 al 8:27 am - Rispondi

      Gentile signora,
      è possibile che la sospensione del tagrisso abbia determinato una riattivazione della malattia. Raccomando prudenza nel dire che il farmaco ha smesso di funzionare, essendo un’opzione di trattamento molto importante ed essendo le alternative sicuramente peggio tollerate.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  10. Layla 5 Agosto 2022 al 7:37 am - Rispondi

    Gentile dottore,
    La ringrazio per la Sua risposta..il Tagrisso è la nostra salvezza e spero che con il tempo possa aiutare mio marito a fermare questo brutto male.
    Un saluto
    Layla

  11. Mary 11 Agosto 2022 al 12:47 am - Rispondi

    Buonasera,
    Mia madre 51 anni ha una lunga storia dietro
    Nel 2011 le viene diagnosticato adenocalcinoma polmonare IV stadio con mutazione EGFR metastatico.
    Prima terapia attuata chemioterapia ( con nessun risultato)
    Seconda terapia Iressa ( situazione stabile fino al 2016) successivamente a delle metastasi epatiche si decise di iniziare tagrisso. Tutte le pet dal 2016 ad oggi con tagrisso sono state con assenza di tracciante metabolico. Ultima pet fatta il 02/08/22 presenza di tenue attività metabolica ( SUV max 4.2) in corrispondenza di un area polmonare al lobo medio , intenso accumulo linfonodale ( SUV max 6.6) in sede paraesofagea destra , ricomparsa di elevata attività metabolica ( SUV max 7) sita sulla diafisi omerale sinistra. Ora aspettiamo un ulteriore tac di controllo. Lei ha avuto il Covid a dicembre e la prima pet post Covid è quella descritta sopra, potrebbe essere una conseguenza al Covid la presenza di attività metabolica al polmone?
    Tutto ciò pensa possa essere segno di un non funzionamento di tagrisso?Secondo lei è il caso di stoppare tagrisso? Ad oggi oltre tagrisso quale cura potrebbe funzionare? Quale è il suo Consiglio? Mia madre dal 2011 ad oggi non ha avuto particolari problemi inerenti alla malattia e ad Oggi sta discretamente bene. In più le analisi del sangue ad oggi post pet sono tutte perfettamente sulla norma.
    La ringrazio in anticipo

    Una figlia che spera ( con la storia raccontata sopra) di dare speranza e sollievo a chi ne soffre direttamente e indirettamente. Non si possono fare statistiche di sopravvivenza, ogni caso va per se..
    Sempre una figlia che spera che la sua mamma guarisca del tutto di questo incubo infinito.

    • Federico Cappuzzo 11 Agosto 2022 al 5:26 pm - Rispondi

      Buona sera signora.
      Quanto riportato può essere ricondotto a una resistenza a tagrisso. In genere, se la progressione di malattia è limitata e le condizioni del paziente sono buone, è indicato fare una terapia locale, ad esempio la radioterapia e non sospendere il tagrisso, che generalmente va sospeso in caso di franca evoluzione di malattia

      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  12. Cristina 5 Ottobre 2022 al 9:03 am - Rispondi

    Gentile prof. Cappuzzo,
    la disturbo perchè ho letto con molto interesse e speranza il suo articolo: https://www.ifo.it/2022/06/07/tumore-polmone-non-a-piccole-cellule-metastatico-presentato-studio-che-combina-vaccino-anticancro-con-chemio-o-immunoterapia/
    Il mio compagno (59 anni) ha un adenocarcinoma con riarrangiamento ALK (diagnosticato a settembre 2019); ha già utilizzato i farmaci Alectinib e Lorlatinib, ma purtroppo ha avuto una ulteriore variazione del gene nel fegato (riarrangiamento esone 20 con esone 6 del gene EML4 in due punti) e da venerdì prossimo inizierà la chemio a base di pemetrexed e cisplatinum.
    Mi chiedevo se avete per caso individuato nel vostro studio un vaccino anche per ALK o se ha qualche suggerimento in merito a terapie innovative/studi sperimentali che ci possano essere d’aiuto.
    Grazie davvero di cuore per qualsiasi informazione fosse in grado di fornirci, e per il prezioso lavoro che lei e suoi collaboratori state portando avanti.
    Cordialmente,
    Cristina

    • Federico Cappuzzo 5 Ottobre 2022 al 9:05 am - Rispondi

      Gentile Cristina,
      al momento alla progressione dopo alectinib e lorlatinib la chemioterapia includente il pemetrexed è la terapia raccomandata. Non abbiamo studi con vaccini in questa specifica popolazione. In base alle condizioni cliniche si ripossono valutare altri studi che attualmente abbiamo in corso.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  13. Luana 26 Ottobre 2022 al 10:15 am - Rispondi

    Egregio Dott. Federico Capuzzo,
    mi chiamo Luana Dimartino e vivo a Treviso.
    Alla mia adorata mamma di 79 anni a gennaio 2022 è stato diagnosticato un adenocarcinoma al polmone sx terzo stadio avanzato con mutazione EGFR.
    Come prima linea il 4 agosto ,( cura palliativa),inizia farmaco Iressa con effetti collaterali importanti.
    La mia domanda, se posso, è: mentre insistiamo con Iressa, non stiamo rischiando che ci sia ulteriore mutazione e non avere poi più la possibilità di assumere Ossimertinib che ha meno effetti collaterali e aspettativa di vita più lunga?
    Ringrazio sin d’ora per la sua risposta.
    Cordialissimi saluti
    Luana

    • Federico Cappuzzo 26 Ottobre 2022 al 10:17 am - Rispondi

      Gent. Signora Luana,
      l’eventuale insorgenza di mutazioni secondarie come la T790M non preclude la sensibilità al Tagrisso dato al fallimento di Iressa. Sono invece sorpreso dalla scelta di Iressa che da qualche anno non è più il trattamento raccomandato in prima battuta, essendo il Tagrisso il farmaco oggi di riferimento.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  14. Layla 3 Gennaio 2023 al 10:47 am - Rispondi

    Buongiorno, dottore.
    Nel febbraio 2022 a mio marito è stato diagnosticato un adenocarcinoma polmonare con mutare egfr IV stadio trattato subito con Tagrisso. Ad agosto, a causa di un massivo versamento pleurico, gli è stato posizionato drenaggio toracico per circa un mese e mezzo. Tolto senza però effettuare il talcaggio (che forse avrebbe potuto risolvere il problema). La Pet di novembre ha evidenziato purtroppo una progressione di malattia a livello pleurico, del fegato e linfonodi. Da un paio di settimane c’è stato inoltre un calo delle piastrine (sui 30mila) con conseguente sospensione di Tagrisso. Ora l’oncologo che segue mio marito dice che il calo piastrine può essere dovuto ad una diffusione della malattia al midollo e che l’unica terapia possibile rimane la chemioterapia, sempre che le piastrine si rialzino. Le chiedo se esistono altri farmaci da poter prendere per mutazione egfr e in caso, non è possibile fare trasfusione di piastrine? In caso di malattia al midollo, esistono delle cure possibili?
    La ringrazio sin d’ora per la Sua risposta
    Cordiali saluti
    Layla

    • Federico Cappuzzo 3 Gennaio 2023 al 10:49 am - Rispondi

      Gent. Sig.ra,
      l’abbassamento così marcato delle piastrine potrebbe essere correlato a un’estensione della malattia al midollo osseo, anche se altre ipotesi non possono essere escluse. Indipendentemente dalla causa, tale evento rende comunque difficile ipotizzare altri trattamenti e la trasfusione di piastrine non avrebbe alcun effetto duraturo.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

  15. roberto 25 Aprile 2023 al 9:40 pm - Rispondi

    salve dottore, adenocarcinoma 4 stadio metastatico in ambo i polmoni non operabile, donna di 79 anni, in cura con il solo tagrisso da 10 mesi, mutazione egfr esone raro 18 con commutazione pik3ca, a progressione mi pare di capire che l’unica opzione possibile sarebbe la chemio, la quale mi getta un po nello sconforto, per pazienti sopra i 75 anni non dovrebbe essere a basso dosaggio? platino +pembrolizumab?, pdl da 1 a 50% , un po basso, l’immunoterapia non ha nessuna efficacia sulle mutazioni egfr? ricercando online ho trovato anche il farmaco Neratinib specifico su esone 18 ma forse che richiede ulteriore mutazione her 2, anche questa combinazione amivantamab/lazertinib sul egfr mutato, i programmi sperimentali ocard e farmaci per inibire il pik3ca a che punto sono? possibile che oltre la chemio non ci sia nulla? con la sola chemio si ha la possibilità di vivere ancora pe rmolto tempo?

    • Federico Cappuzzo 26 Aprile 2023 al 4:31 pm - Rispondi

      Stim. Sig. Roberto,
      attualmente i dati disponibili indicano che l’immunoterapia non dà risultati soddisfacenti nei pazienti con mutazioni di EGFR, indipendentemente dai livelli di PD-L1. Per i pazienti che falliscono osimertinib vi sono diversi studi in corso tra cui la combinazione di amivantamab e lazertinib o l’uso di nuovi anticorpi monoclonali, studi a cui noi come Istituto Tumori partecipiamo. Il Neratinib non ha alcuna indicazione ed è estremamente tossico. Al di fuori di programmi sperimentali la chemioterapia è oggi la migliore opzione disponibile.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Medical Oncology
      National Cancer Institute IRCCS Regina Elena Roma

  16. Alessia 28 Settembre 2023 al 9:21 am - Rispondi

    Salve dottore, vorrei sapere se il farmaco Adagrasib, in Italia, è già disponibile e se si potrebbe assumere in 3 linea, dopo aventuale progressione da Sotorasib.
    Se il farmaco Sotorasib dovesse portare ad una progressione è opportuno rifare i test molecolari ?
    Mio padre con mutazione k-ras G12C ha effettuato in prima linea immunotetapia con pembrolizumab,e dopo progressione ha iniziato la cura con farmaco sotorasib.
    Vi ringrazio per la risposta e vi saluto cordialmente.
    Alessia

    • Federico Cappuzzo 28 Settembre 2023 al 9:23 am - Rispondi

      Gent. Sig.ra,
      Adagrasib non è attualmente disponibile in Italia e non vi è alcuna evidenza che sia utile dopo sotorasib.
      Non è attualmente indicato rifare i test di biologia molecolare dopo sotorasib
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Medical Oncology
      National Cancer Institute IRCCS Regina Elena Roma

  17. Mauro Cianci 31 Ottobre 2023 al 7:28 pm - Rispondi

    Salve dottore,
    a febbraio mi hanno diagnosticato un adenocarcinoma polmonare sinistro, con versamento pleurico.
    Ad aprile ho iniziato la terapia con Osimertinib, dopo poche settimane la tac ha evidenziato una marcata riduzione dell’ispessimento pleurico, e il 18 maggio mi è stato tolto il drenaggio.

    So che l’Osimertinib funziona 18/19 mesi, mi chiedo perciò se ci siano attualmente alternative alla chemio.
    Grazie

    • Federico Cappuzzo 17 Novembre 2023 al 6:52 pm - Rispondi

      Gentile Andrea,
      al momento, in caso di fallimento di osimertinib, non ci sono alternative alla chemioterapia. Tuttavia stanno emergendo dati a supporto dell’uso di nuovi farmaci che potrebbero essere disponibili in futuro.
      Cordialmente
      Federico Cappuzzo MD
      Director Oncology and Hematology Department

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