ALCASE Italia
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per la lotta al cancro del polmone

Ascolto del corpo e diagnosi precoce: una testimonianza che insegna

Non ignorare i segnali del corpo: la diagnosi precoce fa davvero la differenza

Ringraziamo profondamente Georgia per aver condiviso la sua storia.
La sua esperienza è preziosa perché mostra, con grande chiarezza, quanto la diagnosi precoce possa davvero cambiare il destino di una persona.

Il suo racconto evidenzia aspetti fondamentali: l’importanza dell’ascolto del proprio corpo, il valore del follow‑up anche quando una lesione appare “poco sospetta” e il ruolo decisivo di professionisti che sanno unire competenza e sensibilità clinica.

La sua testimonianza aiuterà molte persone a riconoscere segnali che spesso vengono sottovalutati e contribuirà a rafforzare la consapevolezza sulla necessità di parlare seriamente di screening polmonare.

Il team di ALCASE Italia

Nel 2020, quando avevo 35 anni, a seguito di una polmonite, ho scoperto per caso di avere un piccolo nodulo al polmone sinistro.
Alla fine si trattava di un GGO (Ground Glass Opacity ovvero “opacità a vetro smerigliato”, area del polmone che, alla TAC, appare più densa del normale, ma non completamente solida) di appena 4 mm. Piccolissimo. Morfologicamente poco sospetto. Nessuno pensava fosse necessario operarmi. Probabilmente nessuno lo avrebbe fatto.

Eppure io continuavo a sentire che qualcosa non andava.

Il mio chirurgo ha avuto il coraggio e la sensibilità di fidarsi del mio intuito. Per riuscire a localizzare una lesione così piccola, ha utilizzato su di me una procedura normalmente impiegata nella chirurgia della mammella: il posizionamento di un repere metallico pre-operatorio (sottile strumento metallico inserito sotto guida ecografica nel tessuto, poco prima dell’intervento, per marcare lesioni non palpabili o microcalcificazioni).

Durante l’intervento, l’esame istologico intraoperatorio risultò negativo. Sembrava non esserci nulla di preoccupante.
Poi arrivò il risultato definitivo: adenocarcinoma invasivo.

Oggi ho 40 anni e continuo a pensare che, se mi fossi limitata a seguire passivamente le linee guida e ad “aspettare”, forse me ne sarei accorta quando sarebbe stato troppo tardi.

Credo sia fondamentale iniziare a parlare seriamente di screening polmonare e inserirlo tra gli screening consigliati. L’età dei pazienti si sta abbassando e, in alcuni casi, i protocolli attuali non sono sufficienti a intercettare tumori molto precoci, soprattutto in persone giovani e non considerate “a rischio”.

Per questo credo profondamente nell’importanza dell’ascoltare il proprio corpo, del follow-up e della diagnosi precoce. Perché trovare qualcosa in tempo può davvero cambiare tutto.

Vorrei che la mia storia potesse aiutare altre persone a non ammalarsi, o almeno ad arrivare a una diagnosi in tempo.

Perché la diagnosi precoce può davvero salvare una vita.

Georgia

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