ALCASE Italia
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per la lotta al cancro del polmone

Tumore polmonare a piccole cellule

La mia esperienza con il microcitoma

Ci sono storie che non nascono per essere eroiche, ma per essere vere.
Quella di Lella è una di queste: una storia iniziata per caso, in un giorno qualunque, e diventata un percorso di forza, ironia e ostinata voglia di vivere.
La sua testimonianza non addolcisce nulla, ma mostra che anche nei momenti più duri può restare uno spiraglio di luce.
È il racconto di una donna che ha attraversato il microcitoma con coraggio e con quella leggerezza che solo chi ha sofferto davvero sa trovare.
E oggi sceglie di condividere tutto questo per arrivare al cuore di chi sta lottando, ricordando che niente è mai perso per sempre.

Il team di ALCASE Italia

Mi chiamo Lella e sono della provincia di Bari.
Tutto comincia a fine Maggio 2013, soffro d’ ansia e decido di andare a fare un giro in bici piuttosto che prendere una compressa…
Giro per tutto il pomeriggio, rilassando il corpo e la mente.

Arrivo sotto casa, scendo dalla bici ed il mio piede fa un grosso crac, un dolore immane, che mi fa andare di corsa in ospedale: tripla frattura del malleolo, ricovero, accertamenti e il solito rx torace.

Dopo qualche ora vengo “ invitata ” per una tac torace e mi chiedo ” Cosa c’entra il torace con il piede, mah!!!“.

Mi operano con placche ,chiodi e gesso e mi siedono ovviamente sulla sedia a rotelle .

Dopo un paio di giorni altra tac: uhmmm, c’è qualcosa che non va e mi invitano a fare la broncoscopia che rifiuto perché nel frattempo avevo parlato con il medico radiologo e un chirurgo con cui in quel periodo facevo volontariato con loro ed entrambe mi confermano la presenza di un nodulo al lobo sx e che sarebbe stato opportuno andare in un’altra clinica.

Così non torno a casa, anzi mi ricoverano e procedono con altri accertamenti, broncoscopia compresa.

Il chirurgo toracico mi dice senza giri di parole – Signora, è un microcitoma! Io devo asportare un quarto di polmone.

Non posso fare altro che rispondere: -Ok, proceda !

Ovviamente non è stata una passeggiata sottoporsi in meno di 10 gg a due interventi .

Mi dimettono il giorno del mio compleanno a fine giugno dicendomi – Si trovi un bravo oncologo .

Così faccio e questo medico in prima battuta mi fa: – Signora se è venuta con sta faccia può tornare a casa.

E io, piuttosto frastornata, dico – Scusi, eh, se mi sento un po’ avvilita ma dopo 2 interventi…- e proseguo con la storia.

Lui capisce e cerca di sdrammatizzare, così entrambe la prendiamo un po’ sul ridere…

Mi comunica che devo essere sottoposta a chemioterapia e poi continua: -L’avviso che perderà tutti i capelli –

Tra me e me penso “Figuriamoci, questo è il male minore. “

Così inizio con 6 cicli da 3 giorni consecutivi di cisplatino con radio al mediastino, al 2° ciclo i capelli cadono tutto d’un botto.

Oltre alla medicina ufficiale, cerco e cerco e arrivo alla medicina alternativa iscrivendomi a vari gruppi.

In uno di questi trovo un piano alimentare che mi convince e comincio dieta con centrifugati, artemisia annua ,aloe , curcuma, ganoderma (che almeno mi tenevano su con il fisico).

Spesso avevo 10 minuti di disperazione, poi mi scuotevo: via a comprare i foulard, o la frutta o qualunque cosa mi distraesse.

Ho pianto poche volte… ero un po’ in quella fase di incoscienza del “vabbè, passerà”.

Quando l’oncologo mi propone la radio all’encefalo io rifiuto categoricamente dicendo: -Eh no, scusi, io già son scema di mio e lei mi vuoi uccidere l’unico neurone che funziona?-

Così firmo il mio rifiuto informato sotto la mia responsabilità.

A fine dicembre arriva l’ultima chemio e poi iniziano i controlli: ogni tot giorni, poi ogni tot settimane, poi sempre più diluite per 8 mesi.

E adesso eccomi qui: serena, con la testa più leggera e lontana dal giorno della diagnosi 14 anni fa.

Vorrei davvero che la mia testimonianza arrivasse dritta al cuore di chi sta lottando, perché niente è mai perso per sempre.
Lella

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